venerdì 13 aprile 2018

Signori della Televisione, siete lì?

Confesso di non avere mai guardato Hotel da incubo in TV, anche se ho spesso l'impressione di trovarmi dentro una puntata, mio malgrado.
- Entrate in un hotel che sulla carta sarebbe un quattro stelle ma si trova proprio in bocca alla superstrada; le cose peggiorano ulteriormente quando scoprite che le vostre camere sono lato strada e gli infissi sono quelli della casa di marzapane di Hansel e Gretel.
Per fortuna, precedenti esperienze (vedi Hotel delle Bolle ) vi hanno preparato a ogni evenienza, in valigia mettete sempre un paio di tappi per le orecchie.
- Prima di andare in camera chiedete informazioni per la cena e il ragazzo della reception pronuncia questa frase: se volete cenare, vi consiglio di prenotare.
Seguendo il suo consiglio, prenotate per le 21 e all'orario stabilito scendete al ristorante.
Quando finalmente il cameriere esce dalla cucina, lo informate della prenotazione; lui vi fissa per un momento e poi vi fa segno di sedere dove volete, tanto di tavoli apparecchiati per voi non c'è traccia. In Umbria prenotare avrà un altro significato?

Di lì a poco il cameriere torna e cala sul vostro tavolo un fagotto che, una volta aperto, conterrà un origami-tovagliolo, le posate e un bicchiere.
Per l'altro coperto devono essersi stancati di fare origami, perché il giovine butta lì una tovaglietta americana, due posate e un tovagliolo piegato alla buona.
- Finita la cena tornate in camera per fare una doccia ma il 4 stelle non prevede la cuffia per la doccia in bagno; oltretutto, il portasapone del bidet è posizionato in modo da ledervi il menisco se solo tentate di sedervi.
- Quando poi aprite il frigo bar, lo trovate vuoto, ci sono solo due tristissime bottigliette d'acqua; ciononostante, al checkout il conciergie vi chiederà se avete consumato qualcosa dal bar.
- Avete chiesto alla reception la sveglia per le 7.15 mentre la collega, che preferisce riposare un po' di più, ha optato per le 7.30; non che importi, vi sveglieranno entrambi alle 7.15.
- La colazione è un altro momento interessante; il cameriere esce dalla cucina con varie bevande sul vassoio ma non ricorda di chi siano, quindi vi tocca agire velocemente, altrimenti qualcuno si approprierà del vostro tè e a voi toccherà aspettare il prossimo giro, tra chissà quanto.

Ce ne sarebbero ancora ma per questa volta non voglio strafare, mi fermo qui e lancio la mia proposta ai Signori della Televisione: in caso vi servissero idee nuove per rendere più frizzanti e imprevedibili i prossimi episodi del programma, la sottoscritta è ben lieta di offrire i suoi servigi; questo sì, in cambio di una fornitura a vita di patatine di qualità.

Per contatti: estremariluttanza12@gmail.com




venerdì 30 marzo 2018

Chi ha paura di un po' di pelucchi?

Quando abbiamo deciso di andare in gita a Milano, sapevamo che avremmo trovato le orde della Stramilano ma non ci siamo lasciati scoraggiare; peccato che nessuno si sia ricordato del maledetto cambio dell'ora. 

La sveglia suona alle 6.30 ma il mio corpo lo sa che sono le 5.30 e mi
odia. 
Arrivo al punto di ritrovo in ritardo perché, complice gli occhi a fessura, stavo per imboccare per errore l'autostrada.
Oggi guiderà la Rinaldi, almeno all'andata, quindi siamo abbastanza rassegnate alla dittatura e ai suoi diktat: niente fermate in autogrill, neanche per una sigaretta o per fare pipì (De Gregori sapeva di cosa parlava). 

Fortunatamente, dopo un paio d'ore di viaggio, complice un lavoro di squadra che logora la Rini ai fianchi (io e la Piraccini ci alterniamo, lei urla Caffè! io Pipì!), strappiamo all'autista la promessa di una breve sosta in autogrill. Ci tocca fare presto, la possibilità che la macchina riparta senza di noi non è da scartare; in bagno la Piraccini accende due asciugamani ad aria compressa per fare prima e riuscire almeno a fumarsi una sigaretta.

La carenza di sonno e la dittatura hanno un loro peso e infatti, dopo quasi tre ore di macchina, i neuroni vanno in sciopero: 

- siamo all’altezza di Piacenza e la Piraccini chiede se abbiamo segnato quanto abbiamo speso di autostrada; il fatto che non abbiamo ancora lasciato l'autostrada sembra non turbarla minimamente,

- l'autostrada ci porta in zona Milano e non resta che affidarsi al navigatore; in un momento di particolare concitazione, sento la Rini  chiedere Dove devo girare, a destra o sinistra? nonostante ci troviamo in un normale tratto autostradale, dove la svolta a sinistra non è proprio contemplata, 

3) anch'io darò il mio contributo all'affossamento delle funzioni cognitive, però sarà nel viaggio di ritorno, al momento del nostro ingresso in autostrada, quando raccomanderò alla Rini di usare il casello della Viacard.

La prima tappa della giornata è alla Fabbrica del Vapore, dove c'è una mostra su Che Guevara; entriamo e ci troviamo catapultati in un antro buio e straripante di persone, devi farti largo con il coltello tra i denti per riuscire a vedere i testi scritti sui poster, a volte i caratteri sono davvero lillipuziani.
Oltretutto il riscaldamento deve essere stato impostato da un sadico che vuole scoprire a quale temperatura il corpo umano passa allo stato liquido. 
Dato che riuscire a leggere pare impresa sovrumana, mi concentro sull'ascolto: sparse in giro per la mostra ci sono le registrazioni di discorsi originali del Che, discorsi che più di una volta mi fanno pensare a quelli di Papa Francesco. 
Alla fine della mostra trovo anche la registrazione di un discorso di Fidel Castro, che invece ha uno stile molto simile a quello di Peppone in Don Camillo
Dopo un rapido pranzo in una pizzeria al taglio, andiamo a vedere la mostra di Paolo Ventura all'Armani Silos
All'Armani Silos sono tutti magri, alti e parlano sottovoce, più minimalisti e composti di così ci sono solo le mummie
Ovviamente noi ci facciamo subito riconoscere, io indosso un maglione peloso, di quelli che perdono ciuffi di pelo ovunque e immagino lo sgomento delle maschere al pensiero che mi avvicini agli abiti che si trovano in mostra al piano superiore. 
Sono la versione moderna dello sciame di locuste dell'Apocalisse.
Prima di uscire facciamo una sosta in bagno (nero e oro ovunque) dove purtroppo, asciugandomi le mani, mi sfugge il coperchio del porta salviette, che cade a terra violando il religioso silenzio di questa cattedrale; mi affretto a risistemare tutto ma, una volta uscita dal bagno non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione che ci stiano controllando. 
In fondo però è comprensibile, questi snelli minimalisti si trovano di fronte un quartetto di tamarri romagnoli che rifiuta ostinatamente di sussurrare, mette in disordine il bagno e oltretutto semina pelucchi in giro, da lì al terrorismo, il passo è breve.
Lasciamo il Silos e puntiamo sul Book Pride dove, dopo un primo giro esplorativo, concludiamo la giornata con una bella tazza di tè caldo e due chiacchiere, per poi puntare la prua verso i lidi romagnoli.
Ripensandoci adesso, è stata una gran bella giornata.

Ciao Milano, stammi bene.



giovedì 30 novembre 2017

Quando hai finito lui fai me?

Questo post appartene al filone "Parrucchiere - non aprite quella porta", una serie che mi ha dato grandi soddisfazioni in passato, ripagandomi (anche se solo in parte) dei traumi subiti nel corso degli anni a opera della categoria.
Arrivata a questo punto, dopo aver cambiato milemila parrucchieri, italiani e non, mi trovo costretta ad ammettere che il problema sono io: ho evidentemente delle difficoltà di comunicazione (ironico per una che fa l'interprete) con la parte coiffeur del mondo.
In questo specifico caso, ammetto apertamente le mie colpe, sono stata frettolosa e poco precisa; avrei dovuto esordire dicendo voglio solo spuntarli ai lati e dietro, sopra lasciali come sono e invece quando lui mi ha chiesto: Taglio? io ho semplicemente risposto di sì, aggiungendo li voglio dritti senza pensare che la mano del parrucchiere è un purosangue scalpitante che va tenuto a freno, altrimenti comincia a sforbiciare furiosamente e addio capelli.
Inoltre, essendo io parecchio miope, una volta tolti gli occhiali in sede di lavaggio, sono nelle mani dello sforbiciatore di turno fino alla fine, quindi diventa ancora più importante arrivare a un accordo blindato, prima che la mano impugni l'acciaio.
A volte l'Universo si impietosisce e prova a lanciarmi un segnale di allarme ma ahimè, rintronata come sono, il più delle volte non me ne accorgo.
In questo caso il segnale somigliava molto a un allarme tsunami: un tizio entrato mentre io ero sotto taglio, si è seduto alle mie spalle dicendo al parrucchiere Quindi quando hai finito lui fai me?
E in effetti, quando mi sono messa gli occhiali mi sono trovata davanti mio fratello, quello arruolato in Marina.
Il parrucchiere dispiaciutissimo continuava a ripetermi dimmi cosa vuoi e ti sistemo ma come facevo a dirgli che non c'era abbastanza materia prima da sistemare, avendo i miei capelli una lunghezza massima di 5-6 cm? L'ho comunque rassicurato, ammettendo le mie responsabilità, dopodiché mi sono messa una berretta in testa (per fortuna ce l'avevo) e me ne sono tornata a casa a testa bassa.
Fortunatamente, un rapido cambio di pettinatura (non più dritti ma tutti pettinati in avanti) mi ha permesso di mostrarmi al mondo senza fare svenire le vecchiette o piangere i bambini.
Questa volta però ho imparato la lezione e, visto che un'immagine vale mille parole (soprattutto le mie), prima del prossimo appuntamento dal parrucchiere (che vista la situazione sarà almeno a marzo 2018) scandaglierò la Rete e mi procurerò una valanga di foto con cui seppellirò il malcapitato sforbiciatore di turno.
Sbagliare sì, arrendersi, mai.



P.S. Vi terrò aggiornati.

lunedì 6 novembre 2017

Per fortuna pago l'IMU dentro

Rileggendo i vecchi post sulle mie esperienze lavorative, mi è venuto spontaneo chiedermi se ci fosse ancora qualcosa da dire al riguardo; dopo vent'anni di simultanee - mi sono detta - la maggior parte delle cose che capitano le abbiamo già viste, una rischia di ripetersi.
Ho evidentemente peccato di presunzione e l'Universo si è visto costretto a rimettermi al mio posto, regalandomi un'altra infilata di perle di notevole valore. Vediamole brevemente:
Perla n.1) Sono ad Ancona per una simultanea in spagnolo su un tema mega-tecnico e tutto sta filando liscio, il treno era in orario, niente fila per il taxi, il lavoro è impegnativo ma ce la stiamo cavando bene, insomma c'è da essere soddisfatti.
Arriva l'agognata pausa pranzo e finalmente posso rilassarmi un po', chiacchierando con la collega e il tecnico; stiamo per tornare in sala quando, passando davanti al tavolo del buffet, notiamo dei bicchierini pieni di quello che sembra mascarpone. La collega ne prende uno e me lo porge, io sto per rifiutare (non sono una gran appassionata di dolci) ma noto che, per una volta, non ci hanno messo il caffè. Lo prendo come un segno, afferro il mini-dessert e un cucchiaino da una ciotola a fianco; ho appena mangiato con gusto la prima cucchiaiata quando la collega scopre che i cucchiaini nella ciotola erano....USATI.
Qualche minus habens ha preso il cucchiaino dalla ciotola, mangiato il mascarpone, gettato il bicchierino di plastica e, non sapendo cosa fare del cucchiaino, l'ha rimesso nella ciotola.
Il mio primo pensiero è stato una sfilza di maledizioni all'indirizzo del mentecatto in questione (che spero a quest'ora sarà calvo e depresso causa disfunzione erettile), il secondo pensiero è stato invece ODDIO LE MALATTIE.
Però poi riflettendoci meglio mi sono tranquillizzata; dopo quindici anni passati a fare campeggi con gli scout mangiando le sbobbe orrende cucinate dai boccia, credo che i miei globuli bianchi abbiano raggiunto dimensioni tali da dover pagare l'IMU.
Ricordo in particolare quella volta che, per rappresaglia, sputarono tutti nel risotto e poi ce lo diedero da mangiare (ho scoperto solo quella lì, chissà quante altre volte sarà successo), senza dimenticare i mille altri casi in cui, in fase di scolatura, la pasta cadeva per terra, veniva tirata su in qualche modo, sciacquata frettolosamente sotto l'acqua e poi propinata ai malcapitati di turno. Direi che sono in una botte di ferro; comunque, l'alopecia e la disfunzione erettile continuo ad augurargliele.

Perla n.2) Convegno di odontoiatria in zona Firenze; raggiungo la sede del convegno e scopro dalla collega che il cliente non ha richiesto la cabina; hanno organizzato un convegno spendendo chissà quante migliaia di euro ma, quei due soldi in più per la cabina proprio non c'erano (però sicuramente ci sarà un ricco buffet di pesce, le priorità innanzitutto).
Segue inevitabile sfilza di madonne (quelle in toscano della collega sono molto più espressive) e si comincia a lavorare; ovviamente durante tutta la prima parte del convegno riceviamo occhiatacce dai partecipanti che ci scambiano per fancazziste interessate solo ai crediti ECM. Evidentemente quei due neuroni attivi la mattina alle 9 non riescono a processare la presenza di cuffie e microfono e inviare le relative informazioni al "cervello".
2-bis) Mi chiamano per un altro convegno di odontoiatria, questa volta mi hanno assicurato che la
cabina c'è e, in effetti, quando arrivo non posso negare che la cabina ci sia, peccato che sia solo la metà davanti, il retro non c'è, si vede che per loro il suono va solo in avanti.

Perla n.3) La simultanea è terminata e noi stiamo pranzando velocemente al buffet prima di ripartire; ci si avvicina una dipendente dell'azienda e ci confida che, all'ultima mega riunione dei superdirettori generali, essendo lei di madrelingua inglese, ha tradotto tutto da sola per otto ore, aggiungendo che è andato tutto bene.
Queste situazioni sono sempre un po' delicate, da una parte è evidente che non può essere andata poi così bene, (altrimenti il mondo sarebbe pieno di interpreti che traducono da soli facendosi pagare il doppio), dall'altra però sai benissimo che se dici qualcosa questi penseranno che lo fai per denigrare l'eroe/eroa di turno, nel tentativo di tenerti il lavoro. Si sceglie prudentemente un semi-silenzio.
La vera perla però arriva dopo, quando lei ti chiede se esistono corsi per imparare il mestiere e, quando tu le menzioni il corso di laurea specialistica biennale, ti risponde che lo conosce già ma lei lavora e quindi non ha molto tempo, le servirebbe un corso di un paio di mesi.
Perché ovviamente per noi che siamo zuccone e italiane ci è voluto prima un corso di laurea generalista in traduzione e poi la specializzazione di due anni ma lei che è un genio, oltretutto di madrelingua inglese, di sicuro in due mesi se la cava.
Gesù dammi la forza.

venerdì 8 settembre 2017

Se sei fuori squadra , ti serve il negozio universale

Quando metti su casa hai un sacco di roba da fare, da trovare, da sistemare, qualcosa sfugge sempre; per mesi continui a comprare cose che credevi di avere e invece...
A volte compri cose e poi scopri che non sono della misura giusta (es il porta-posate di 1 cm più grande del cassetto delle posate), oppure le compri e poi ti chiedi come diavolo ti è venuto in mente di comprarle (es il porta-spaghetti quando tu gli spaghetti non li cucini mai); il momento più alto arriva però quando compri oggetti che si rivelano poi posseduti dal Demogno, il quale Demogno ha un senso dell'umorismo tutto suo.
Nel caso in questione, dopo qualche mese dal trasloco ho deciso che era ora di comprarmi una bilancia (rimpiangendo di non aver comprato a suo tempo la splendida bilancia con ippopotamo che vendete in foto) ed essendomi imbattuta in una favolosa offerta per cui con solo dieci euri ti tiravano nella schiena una bilancia, ne ho portato a casa un esemplare e l'ho sistemato orgogliosamente in bagno.
Il primo dubbio mi è venuto due giorni dopo, quando mi sono pesata per la seconda volta (come sempre col giochino nuovo inizio con entusiasmo, salvo poi dimenticarmi che esiste dopo qualche giorno): tra la prima e la seconda pesata c'erano due chili di differenza. Ora, potrà anche essere che ci siano fluttuazioni di peso anche significative ma, se avessi perso due chili in un giorno, credo che me se sarei accorta. Ho quindi deciso di pesarmi di nuovo e, dopo quattro o cinque tentativi, ne ho ricavato la seguente ipotesi: la bilancia in questione calcola il peso in base a una serie di parametri tra cui l'oroscopo, le fasi lunari, il giorno della settimana e il numero di passerotti che solcano il cielo ogni giovedì e martedì. In parole povere, ogni pesata dà un valore diverso.
Questa scoperta, che normalmente porterebbe a un immediato defenestramento del marchingegno, in realtà mi ha fatto ridere, ho deciso che terrò la gigina e, quando sentirò l'assoluta necessità di pesarmi, lo farò tre volte consecutive per poi fare una media. A ripensarci, è stato un po' come quando ho scoperto che il parquet della camera da letto non era liscio ovunque o che, montando il rubinetto della cucina, l'operaio aveva lasciato incastrata in mezzo l'etichetta dell'Ikea (vedi foto a lato); in fondo l'idea che la mia casa non sia perfetta, che sia un po' storta, non mi dispiace, me la fa sembrare più mia: in fondo è un po' fuori squadra, come sono io.
Comunque, tornando all'argomento cose mancanti, il fatto in sè non sarebbe una tragedia, è la tempistica che spesso ti frega; per esempio ieri sera, complice la pioggia, la temperatura era scesa abbastanza da farmi correre un rischio mai neppure contemplato negli ultimi mesi: accendere il forno e fare la pizza.
Avevo preparato tutto sul piano della cucina: l'impasto pronto da stendere, i pelati da passare, il prosciutto cotto e i funghi (la mozzarella no perchè se ne fa volentieri a meno), si trattava solo di procedere. Peccato che quando ho preso in mano il barattolo dei pelati, il maledetto traditore si sia rivelato privo di linguetta per aprirlo, toccava usare l'apriscatole. Avercelo, l'apriscatole.
Una rapida occhiata nel cassetto delle posatone (mestoli, coltellacci, roba così) mi ha confermato il terribile sospetto: apriscatole, ciccia. Ovviamente erano le sette e venti di sera e fuori piovigginava.
Quando il gioco si fa duro, i duri non so esattamente cosa facciano, io mi rivolgo ai professionisti: mi sono vestita alla velocità della luce e sono corsa al negozio dei cinesi vicino a casa (quello che in questi mesi mi ha salvato la vita parecchie volte, dato che dentro c'è praticamente tutto) dove, alla modica cifra di 6 euri e 95, ho portato a casa il necessario aggeggio e di lì a poco infornato gloriosamente la mia pizza.
Tu, universo, divertiti pure coi tuoi tiri mancini, finché ho il negozio universale vicino, non ti temo.