Visualizzazione post con etichetta workshop. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta workshop. Mostra tutti i post

giovedì 10 dicembre 2020

Si può fare!

Finalmente sabato 28 novembre 2020 ho tenuto il mio webinar Blogging: istruzioni per l'uso per i colleghi di Tradinfo, l'associazione professionale di cui faccio parte. 
Dico finalmente perché in realtà il mio avrebbe dovuto essere un workshop in aula ed era previsto per lo scorso marzo, poi però è arrivata la maledetta pandemia e quindi ci è toccato rimandare tutto a novembre e optare per un webinar.

Quando lo scorso autunno ho letto la mail in cui mi proponevano di parlare di come si crea e si gestisce un blog, la mia prima reazione è stata: 
Io? E cosa gli dico? 
Poi mi è venuto in mente che nel 2020 avrei festeggiato i 10 anni di vita di questo blog e, ripensando a tutto quello che mi è capitato in questi anni, mi sono resa conto che gli argomenti non mi sarebbero mancati di sicuro. 

---

E in un attimo, eccoci arrivati alla mattina di sabato 28 novembre. Ci siamo, è tutto pronto, non resta che sistemare gli ultimi dettagli:
- dopo  aver fatto colazione sono scesa fino all'atrio del mio condominio, armata di forbici e scotch, per attaccare al campanello un biglietto come quello che vedete nella foto. Questa mossa astutissima mirava a evitare che il postino o un corriere suonasse il campanello proprio nel bel mezzo della formazione. 
Non che un biglietto attaccato al campanello offrisse grandi garanzie; nel periodo in cui ho lavorato come volontaria all'ingresso di concerti ed eventi locali, ho imparato che la gente semplicemente non legge i cartelli, anche quelli che gli metti davanti agli occhi. Possiamo anche capirli, poverini, perché fare tutta quella fatica per leggere due intere righe quando basta stracciare le balle alla sfortunata in piedi di fianco alla cassa per avere le risposte? 
Poi però non lamentatevi se improvvisamente vi ritrovate con problemi di calvizie, diarrea, impotenza ecc.

- una volta tornata di sopra, ho acceso i pc, controllato le luci, attaccato il post-it con le cose che rischiavo di dimenticarmi e, solo alla fine, ho srotolato il cavo ethernet per collegare il pc direttamente al modem, sapendo che da quel momento in poi avrei avuto un'anaconda plasticosa che attraversava il salotto, a rischio inciampo, trauma cranico e danni vari.
626 Rip. 

Mentre aspettavo che scoccasse l'ora X, nella mia testa si affollavano i pensieri più assurdi: E se il microfono non funziona? E se il vicino del piano di sopra decide di attaccare un quadro e usa il trapano? E se cade un meterorite sulla centralina Telecom e si interrompe la connessione? Poi però è iniziato il collegamento su Zoom e tutto il resto è sparito, c'erano solo le slide e la lucina bianca in cima al pc, quella benedetta luce che puntualmente mi dimenticavo di guardare, presa com'ero a ricordarmi cosa dovevo dire in ogni slide. Sì perché qualche settimana prima avevo avuto una delle mie brillanti idee: essendomi accorta da tempo che quando proietti una slide tutti si mettono a leggerla e nessuno ti si fila più, ho deciso di scrivere sulle slide solo il minimo indispensabile, in modo che i partecipanti ascoltassero quello che avevo da dire. 

L'idea era sensata e direi che ha funzionato, però non avevo considerato che le scritte sulle slide aiutano anche chi la presentazione la deve fare, quindi la sopracitata brillante idea mi aveva lasciato in balia della mia sola, vacillante memoria; in realtà avevo approntato anche un secondo schermo con degli appunti ma, se guardi gli appunti non guardi la stramaledetta lucina, e uno dei dogmi della comunicazione online è che devi sempre, comunque, a qualunque costo, parlare guardando la webcam. Fortunatamente avevo fatto molte prove nei giorni precedenti, quindi la memoria ha tenuto, quasi sempre.

La cosa più fastidiosa della modalità online è stata il fatto che quando condividevo lo schermo e avviavo la presentazione delle slide, non vedevo più nessuno, quindi ogni tanto il cervello partiva per la tangente e iniziava a fantasticare: ci sarà ancora qualcuno dall'altra parte? Ed è pericolosissimo immaginare che non ci sia più nessuno di là dallo schermo perché, non so voi, io ho delle difficoltà a parlare senza un interlocutore umano; lo scorso Natale mi hanno regalato Google Home e il poverino da mesi se ne sta lì, abbandonato accanto alla televisione. Ho provato qualche volta a usarlo ma questa cosa di parlare con un oggetto inanimato mi inibisce; oltretutto spesso non capisce cosa dico e la cosa mi irrita, poi mi rendo conto che mi sto irritando con un altoparlante e l'irritazione cresce. Non c'è modo di uscirne in modo onorevole.


Una volta messo da parte il pensiero che tutti i partecipanti se ne fossero andati, proprio quando iniziavo a rilassarmi, ecco arrivarne un altro: magari sono ancora lì ma si stanno annoiando a morte e, preda della disperazione, hanno preso la Settimana Enigmistica e si sono messi a unire i puntini o annerire gli spazi, quelle attività che per me stanno appena un attimo prima di legarsi un mattone al collo e buttarsi giù da un ponte.  

A pensarci bene però, non è che una presentazione tradizionale offra maggiori garanzie di attenzione da parte del pubblico. Negli ultimi vent'anni mi è capitato un sacco di volte, mentre traducevo chiusa nella mia cabina in fondo alla sala, di vedere gente nelle ultime file che faceva di tutto: chiacchierava, mangiava, leggeva il giornale, a volte addirittura dormiva con la testa abbandonata all'indietro. Tutto sommato mi è andata bene, se anche qualcuno ha annerito gli spazi mentre parlavo, si porterà il segreto nella tomba.

Tutti questi dubbi si sono fortunatamente risolti al momento delle domande, quando è diventato evidente che qualcuno mi aveva davvero ascoltato ed era pure abbastanza interessato da chiedere chiarimenti. Il momento delle domande mi ha riservato anche qualche sorpresa: mi hanno chiesto come ho imparato a scrivere, se ho fatto dei corsi o cose del genere e lì, su due piedi non sapevo bene cosa rispondere. Sì, perché quando ho aperto il blog io non mi sono proprio posta il problema: il blog era mio, oltretutto ero sul web con uno pseudonimo (Estrema Riluttanza), quindi ho adottato l'approccio E qui comando io, e questa è casa mia, sbattendomene bellamente di cosa avrebbe pensato chiunque non fosse uno degli amici che di solito leggevano le mie cronache su Facebook, una filosofia che sicuramente non aiuta a conquistare lettori ma ti rende la vita molto più facile. 

Poi la palestra, quella che ti insegna davvero, te la fai negli anni, post dopo post, errore dopo errore. Se vogliamo darle un nome, si tratta del famoso metodo Trial and error che, detto così, suona molto figo ma in realtà si traduce in: quando sbaglio ci metto una pezza e spero di non farlo più. 



mercoledì 19 settembre 2018

Disegno Brutto, perché no?

Sabato scorso si è tenuto a Cesena  un evento organizzato da TEDxCesena sul tema dei rifugiati a cui ho partecipato come interprete.
L'esperienza del TEDxCesena è stata molto positiva e quello che ho sentito mi ha dato parecchio da riflettere, però non è di rifugiati che vorrei parlarvi oggi.
L'incontro è iniziato con un piccolo workshop di Disegno Brutto di Alessandro Bonaccorsi, che purtroppo non ho potuto seguire perché la nostra cabina era in una stanza separata; ricordo però di aver sentito l'inizio, quando Alessandro raccontava che quando un bambino si accorge di disegnare male rispetto agli altri, semplicemente smette di farlo e quindi si nega la possibilità di migliorare in futuro.
Una volta finito il lavoro di traduzione, mentre si svolgeva la seconda parte del workshop di disegno brutto, commentavo con Omar e Silvia quanto fosse vero quanto detto da Alessandro: io che da piccola con una matita in mano non sapevo fare altro che teste grosse e dita tozze, non ho più disegnato da allora. E anche adesso non mi verrebbe mai in mente di iscrivermi a un workshop di disegno ma, quando ho letto il titolo: Disegno Brutto, ho pensato che quello era un corso che avrei potuto fare anch'io.

Però, pensandoci bene, anche quando ho iniziato a giocare a pallavolo non ero capace ma in quel caso tutti mi dicevano che con l'allenamento si migliora e così è stato.
Perché nessuno l'ha pensato per il disegno?
E mi torna in mente anche quello che mi diceva la logopedista anni fa, che nessuno è condannato a essere stonato per sempre, ci sono solo persone più o meno portate, però tutti possono migliorare.
Eppure mia mamma mi ha raccontato che da piccola, quando nel coro si sono accorti che non cantava bene, le hanno detto di smettere di cantare ed è finita lì.
Chissà perché pensiamo che in certe aree possiamo migliorare, evolvere; quando però si tratta di attività "artistiche" allora no, non puoi andare oltre quello con cui nasci. Un po' una condanna al silenzio artistico per tanti.
Mi viene in mente il verso di  una canzone di Eloisa Atti:

Volevo disegnare l'arcobaleno
ma avevo solo il nero
avevo solo il nero

Che fare? Non so voi, io mi sa che andrò a vedere quando c'è il prossimo corso di Disegno Brutto dalle mie parti; se si tratta di disegno brutto, al momento posso battermi con i migliori e in futuro poi chissà, il mio arcobaleno potrebbe recuperare i suoi colori.