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domenica 19 agosto 2012

Post speciale a colori!

Oggi mica bruscolini, mica ciccioli, questo è il post numero 100, un numero importante (chissà poi cosa avranno in meno il 99 e il 101, boh).
La prima cosa che mi è venuta in mente quando ho pensato al numero 100 è stata il numero 100 di Tex Willer, fumetto di cui mio babbo possedeva i primi duecento numeri (la versione attuale a libro, non le strisce) e che io leggevo d'estate stesa all'ombra o sull'amaca. Ricordo ancora lo stupore e la meraviglia quando mi sono trovata tra le mani quel numero tutto a colori (Tex era sempre stato solo in bianco e nero) con dei colori che sparavano a raffica e non facevano prigionieri. Decisamente un numero 100 memorabile.

Altro numero 100 difficile da dimenticare, anche se per motivi molto meno gloriosi, è quell'urlo "Cento!Cento!" che il pubblico di OK il prezzo è giusto produceva in abbondanza e a intervalli regolari nel corso della trasmissione. Certi ricordi non ti abbandonano neanche quando magari lo vorresti.

Sempre in tema di numeri 100, un po' di tempo fa Rico mi ha raccontato di quella volta che con la band erano arrivati in non so quale teatro, dove era previsto uno spettacolo quella sera e, girando per l'edificio avevano notato che i camerini avevano i soliti numeri 1, 2 ,3 ... ma poco più avanti c'era una porta con scritto inspiegabilmente 100; una volta aperta, la stanza si era rivelata essere un bagno e a Marco Bovi era venuto in mente che sua nonna quando doveva andare in bagno diceva sempre "vado al cento", forse per evitare l'indecente parola bagno o peggio, gabinetto.
Mi chiedo se ci siano ancora dei teatri dove la toilette (anch'io esito a usare l'indecente parola bagno) è indicata con un 100 sulla porta. Se davvero era così, sarebbe una bella tradizione da ripristinare.
W il numero 100!

giovedì 3 ottobre 2013

Il mattino ha l'oro in bocca, il mattino ha l'oro in bocca, il matt....

Sono le 5.30 del mattino e me ne sto a letto col sonno in sciopero; ho provato a tenere gli occhi chiusi per fregarlo ma lui niente. Certo che una, almeno il giorno del suo compleanno, potrebbe farsi una bella dormita e magari alzarsi riposata e rilassata e invece ciccia.
Visto che non si rimedia niente, dopo essermi girata quelle cento volte, rischiando di strangolarmi con le coperte, decido di alzarmi e andare a farmi un tè. Apro gli scuri (non so bene perché visto che fuori è ancora buio) e il freddo mi ricorda che sarà anche il caso di vestirsi che sono in camicia da notte e in casa è un gran freddo. Mi vesto e poi scatto una foto a memoria di questo meraviglioso inizio di giornata, che neanche fosse un venerdì di quaresima.

Scendo in cucina, facendo il minimo rumore possibile, che Rico ieri sera lavorava e chissà a che ora sarà tornato a casa; sul tavolo trovo un biglietto in cui dice che si alza alle 9.30, tra più di due ore. Ho una fame che la vedo, non ce la faccio mica ad aspettare due ore per fare colazione, metterò su una gamella di tè, così intanto il mezzo litro di broda inganna lo stomaco.
Peccato che il mio stomaco sia come il sonno, mica si fa fregare così come niente, alla fine cedo e tiro fuori  i ventaglini di pasta sfoglia che si mangiano sempre volentieri ma dopo 4 o 5 mi viene quella sensazione che non so se è una cosa mia ma dopo 4 o 5 biscotti io già non ne posso più, tutto quello zucchero, tutto quel dolce, datemi del salame e dei ciccioli!
Mentre aspetto che il tè si diffonda per la gamella, accendo il computer; in realtà volevo finire di rileggere un libro di Paolo Nori che avevo letto anni fa (titolo: Si chiama Francesca questo romanzo) ma qui di sotto è ancora troppo buio e se accendo la luce mi sembrerà di essere in pieno inverno in un racconto di Dickens, una depressione che non ne esci più.
Allora andiamo col computer, magari mi collego a facebook che lì fai presto a far passare due ore. Apro Chrome e rimango senza parole di fronte al doodle di Google, è pieno di torte di compleanno e quando ci vado sopra col cursore mi dice Buon compleanno Estrema! 
Ecco, queste son le cose inquietanti che uno non vorrebbe vedere il giorno del suo compleanno, un po' come se ti suonassero alla porta, apri e c'è uno sconosciuto spaventoso che ti fa gli auguri, io chiamerei subito la polizia. Ovvio che non posso chiamarla e denunciare un doodle per stalking però...
Vabbè, adesso che mi sono sfogata con voi su questo inizio di compleanno un po' in salita mi sento meglio; mi viene anche in mente che oggi a pranzo sono invitata a casa dei miei e mia mamma fa la mia torta di compleanno, una variazione nocciolinosa del salame di cioccolato e, se ho fortuna, mio babbo mi avrà scritto una poesia di compleanno. E poi tra un po' si sveglia anche Rico. 
Tutto a posto, down rientrato, bevo il tè e guardo l'orologio pensando che, in caso la pazienza si esaurisca prima delle 9.30 posso sempre telefonare col cellulare al numero di casa, così Rico si sveglia prima, poi m'invento che erano quelli della Telecom...




P.S. Son due settimane che mia mamma mi tampina per sapere cosa regalarmi per il compleanno e, tra i vari pensieri che mi sono frullati per la testa, c'è anche quello che mi piacerebbe che questo blog avesse qualche lettore in più ma per quello lei non può aiutarmi, allora lo chiedo a voi: se conoscete qualcuno a cui pensate piacerebbe quello che scrivo, mandategli il link al mio blog, sarebbe davvero un gran regalo!

mercoledì 12 giugno 2013

Ibiza sempre a spizzichi e a bocconi - parte 3

Riprendiamo la sintesi delle vacanze da dove avevamo interrotto; ci tengo a precisare che, comunque vadano le cose, questo sarà l'ultimo post sulla vacanza, ce ne sono altri che premono per essere scritti.

5) Bar - poco a poco abbiamo trovato dei bar dove, come da spagnola consuetudine, facevano anche da mangiare e ce ne siamo serviti con entusiasmo provando un po' di tutto, dalle zuppe coi legumi alle alici marinate, fino alle mie adorate albóndigas (le polpette, preparate in cento modi diversi). Unica perplessità, la paella che ci hanno servito con sopra un pezzo di granchio gigante; era buonissima ma quei robi là in cima sembravano le dita di Alien
Un amichevole avvertimento: la salsa alioli è buonissima, soprattutto se fatta in casa, però è anche molto fedele, dopo averla mangiata quel retrogusto di aglio rimane con voi per tutto il giorno (e anche la notte). Lettore avvisato... 
Consiglio anche i panini imbottiti, li sanno fare con maestria in molti posti, particolarmente valido quello con prosciutto cotto, brie e peperoni verdi grigliati.
Tornando alle nostre avventure, quella mattina in centro a Ibiza, dopo aver spazzato via la famosa paella Alien alla trattoria Can Costa,  Rico ha chiesto:"Avete il caffè?" Risposta del proprietario: "Non lavoro mica in un bar!"

6) Siamo andati al cinema varie volte, vedendo almeno in un caso una boiata pazzesca (The Host), con il preciso intento di fare esercizio con lo spagnolo e abbiamo avuto la bella sorpresa di trovare a San Antoni un cinema vecchio stile, con tanto di sipario che si apre a inizio proiezione e un'atmosfera che quei casermoni dei cinema moderni se la sognano. Ammetto però che gli zombie che parlano spagnolo mi fanno uno strano effetto. Per vivere appieno l'esperienza del cinema abbiamo comprato le golosinas, le loverie da cinema. Ho sempre preso anche un generoso bicchiere di pop corn (anche solo per il gusto di dire la parola palomitas), però quello dovevamo finirlo tutto prima dell'inizio del film altrimenti, con tutto quello scrocchiare si rischiava di non capire una mazza.

7) L'ultima settimana abbiamo deciso di trasferirci in un altro appartamento più vicino al centro di Ibiza e questa volta la sorte non ci è stata molto amica; avevamo comunque una bella vista mare ma l'appartamento disponeva di cucina come quella della casa di Barbie, era per bellezza più che da usare. Ce ne siamo accorti la mattina al momento della colazione quando, volendo far bollire l'acqua per il tè abbiamo cercato un bricco ma, non trovando altro, ci è toccato usare la pentola per la pasta, quella da cinque litri. Le bustine del tè han fatto una regata.
Nonostante l'appartamento non fosse il massimo, la compagnia era però di alto livello: birri nerboruti e tatuati infestavano la zona piscina, mettendo in mostra i muscoli e sedendo in pose plastiche, ci mancava solo che facessero la ruota. Mi piacerebbe poter abbattere il vecchio stereotipo del tizio muscoloso senza cervello, però ammetto che la realtà non sempre aiuta. Proprio in quei giorni mi è capitato sotto gli occhi uno di questi campioni, il quale è arrivato in piscina in costume e ciabatte e, sedendosi sul bordo, ha messo a mollo le gambe senza farsi previamente la doccia, come richiesto da regolamento. Zonzo! - penserete voi. E invece quest'uomo è andato ben oltre il semplice concetto del lurido zotico che non si lava prima di entrare in zona comune: quando si è calato nelle celesti acque della piscina, i suoi delicati piedini calzavano ancora le ciabatte! Gli ha dato una bella sciacquatina, poi si è alzato e ha iniziato a fare flessioni, addominali e tutto il repertorio Rocky. 

8) Concludiamo con un sondaggio.
Sento spesso dire che un'immagine vale mille parole; per testare questa ipotesi vi chiedo cortesemente di osservare la foto dei cartelli posti a lato dell'ascensore in quel simpaticissimo albergo. Vorrei che vi concentraste sull'immagine in alto a destra, da me ribattezzata l'uomo barrato. La domanda su cui ci siamo arrovellati per giorni è la seguente: che vol dì? 
Ovviamente in una settimana di permanenza di ipotesi ne sono nate molte, però sono generosa e ve ne elenco solo qualcuna, fatemi sapere per cosa votate:
1) vietato l'ingresso agli uomini senza un braccio,
3) chi fa casino la sera ci seghiamo un braccio.
4) chi entra nell'ascensore verrà usato come valletto nel numero che chiude lo spettacolo di animazione serale del mago Chorizo in cui sega a metà una bara con cavia umana dentro.




martedì 23 agosto 2011

Tacco quindici, paillettes e formaggio di fossa: Lou Reed a Sogliano sul Rubicone

“Sabato andiamo al concerto di Lou Reed, ti va di venire?” La Clodia mi sta guardando in attesa di una qualche reazione. Faccio una rapida ricerca mentale ma brancolo nel buio assoluto. “Chi è già Lou Reed?”
Essendo ormai avvezza alle lacune della mia cultura musicale, lei non si scompone “Dai, abbiamo visto un film su di lui, Berlin, era uno di quelli di Across the Movies!” Questo almeno restringe il campo, trattasi di rassegna di film musicali che si tiene da tre anni a Cesena; debole, debolissima, si accende una lucina “Ah, era quel film rosso?”
E qui anche la Clodia non ce la può fare, mi guarda perplessa “Ma che film rosso?”
“Dai, quel film che le immagini si vedevano un po’ così, sul rossiccio” La vedo annuire rassegnata e mi sento subito meglio, almeno il film l’ho inquadrato; peccato che avendolo visto l’anno scorso non è che mi ricordi molto.
“Allora cosa fai, vieni? Prendo il biglietto anche per te?”
Ci penso un momento. Vabbè, vediamo un po’ com’è.
“Costa 34,5 euro in prevendita”
EEEEEEEE!!!!!!! 35 euri!!!!!!!! Ma con quelli ci compro trentacinque sacchetti di patatine light dell’Eurospin!!!! Rinunciare alla droga è dura, una lotta che va combattuta giorno per giorno, a volte vinci a volte perdi. Oggi vinco. “Ok, ci sono.” Vediamo un po’ com’è.

Arriva il sabato. Siamo in cinque: Clodia, Ste, Io-me, Mohuro e Ale. L’appuntamento è alle 19 davanti all’Esquisito, dato che il concerto è a Sogliano e ci vuole circa un’ora per arrivare (trentacinque minuti se guida l’Albertini). L’Ale passa a prendermi e una volta caricati felpa, giubbotto, ombrello (previsioni incerte) si parte. Peccato che dopo cinque minuti arrivi una telefonata furibonda della Clodia “Sono passata a prendere Mohuro ma lui aveva capito che l’appuntamento era alle 20.45 invece che alle 18.45!” Come potesse pensare che saremmo arrivati in tempo per il concerto alle 21 è un mistero (forse stava guardando Star Trek) “Mi ha chiesto di ripassare dopo venti minuti ma gli ho detto che ha cinque minuti di tempo per scendere altrimenti lo lascio qui!” Meglio non scherzare con la Rinaldi furibonda.
Mi torna in mente che la settimana scorsa ci eravamo trovati in centro per pranzo e Mohuro aveva capito che l’appuntamento era alle 12.30 invece che alle 13.20, evidentemente legge troppo in fretta e con cento altre cose in mente. D’ora in poi gli manderemo gli orari scritti in lettere.
Riusciamo miracolosamente a riunirci e saliamo sul bolide sportivo della Ste; la strada per Sogliano è alquanto tortuosa e l’Albertini ci va a nozze, tagliando le curve come se fossimo in un videogame. Noi tapine sedute dietro ci avvinghiamo ai sedili nel disperato tentativo di non finire con la faccia spiaccicata sul vetro. Mi sa che a suo tempo la Ste ha visto troppe puntate di Automan.

Contrariamente ai miei timori, troviamo da parcheggiare abbastanza facilmente; adesso non resta che scendere dalla macchina. Uscire incolumi dalla tre porte dell’Albertini non è cosa facile, il sedile dietro è talmente indietro che occorrerebbe uno skilift per portarti fino allo sportello, in più devi essere celere, se esiti anche solo un po’ la pilota sospetta subito che tu stia facendo velata ironia sulla comodità della sua macchina e ti becchi uno sguardo bieco di quelli che gelano il sangue.
Saliamo verso la piazza centrale del paese dove, a rigor di logica, dovrebbe tenersi il concerto (non è che Sogliano sia questa megalopoli che brulica di luoghi adatti); anche per un forestiero il rischio di perdersi è nullo, basta seguire le bancarelle che vendono magliette rock. Una banana ci salverà.
C’è già parecchia gente e tra questa le facce note sono tante. Seduti a un tavolino troviamo la Cecca e U che sono astutamente partiti prima e infatti hanno già cenato. La cosa ci fa riflettere: non sarebbe bello trovarsi a metà concerto a ululare per i morsi della fame (fa molto rock da vedere ma per i protagonisti è un’altra cosa), quindi optiamo per una frugale cena e ci mettiamo in fila davanti a un cartello che promette piadina farcita più bibita alla modica cifra di cinque euri.
L’idea non è proprio originalissima e infatti la fila è lunghina, però essendo che si snoda lungo la via, vediamo passare tutti quelli diretti alla piazza e c’è l’occasione di fare due chiacchiere con le famose facce note di cui sopra. Dopo una mezzora, se dio vuole, arriva anche il mio turno. Ordino piadina prosciutto cotto e formaggio (purtroppo un misto standard, niente fossa di Sogliano) e, sorpresa sorpresa, una cocacola. A quel punto il cassiere mi spiazza chiedendo “La coca la vuoi subito?”
In che senso? Mi sforzo ma non ci arrivo proprio, che sia una domanda trabocchetto? Indago. “Perché?” In risposta mi rifila un bigliettino numerato e mi fa “Sei il numero 102, ci vorrà una mezzora” Neanche avessi chiesto un soufflé.
Mi rassegno all’attesa e insieme alla Clodia perlustriamo l’area individuando una panca e una sedia appena liberatesi su cui ci fiondiamo senza esitazione. L’Ale e la Ste ci raggiungono dopo poco, l’Ale brandisce un ghiacciolo al mojito di un verde talmente fosforescente che pare kriptonite. La Ste dà un’occhiata dubbiosa alla panca e chiede “C’è posto anche per me?” Risponde un attempato latin lover locale seduto di fianco a noi “Ma sì che ci sta! Con quel sederino…” Per fortuna del nonno, il suo commento è andato perso nella marea dei nostri “Sì, certo!”, “Ma figurati!” e “Dai siediti!”, quindi gli anni che gli restano potrà goderseli su tutte e due le gambe.
Nel frattempo Mohuro ci confida preoccupato di avvertire una certa, inspiegabile debolezza. Azzardo che forse deve mangiare qualcosa ma lui ribatte che non è possibile, ha mangiato cinque biscotti a merenda! Inevitabile l’infamata collettiva che lo spedisce a comprare della piadina.
Una volta rifocillati e riguadagnate le forze, ci avviamo verso la piazza. Tira un curioso venticello ma per fortuna il popolo bove scalda. Devo dire che, non avendo una gran esperienza di questo genere di eventi rimango un po’ sorpresa constatando che c’è veramente di tutto: dalle signore con passeggino ai teenager capelloni con maglia sanguinaria, fino alle panterone inguainate in roba scintillante e paiettosa. Non mancano le fighe di legno tirate a balestra con schiena nuda e tacco quindici, calzatura ideale per andare a un concerto dove si sta in piedi per ore; mi chiedo se anche sulla ciambella del wc (dove indubbiamente passeranno la notte, risultato inevitabile dell’addizione freddo + pelle di fora) terranno i tacchi. Toglietemi tutto ma non lo stiletto.

Minuto dopo minuto si accumula un’ora di ritardo; Mauro sostiene che lui in fondo doveva saperlo e che sicuramente il suo inconscio gli ha detto che era meglio partire alle 20.45. Il rumore delle unghie sui vetri è assordante.
Quando ormai s’inizia a disperare, la luminaria si risveglia, Lou esce sul palco e dà inizio alle danze. Mi alzo sulle punte tentando di vedere oltre il mare di teste e mi chiedo come mai in un paese mediterraneo dove in teoria l’altezza media è pari alla mia, ogni volta che vai a un concerto finisci col trovarti in un gruppo di Vatussi. Iella? Epidemia di tacco quindici? Boh.
Osservando meglio l’uomo sul palco, non posso fare a meno di notare la sua riga da una parte, gonfia come un nido di rondini. Mi sa che la parrucchiera ha avuto la mano un po’ pesante con la lacca. 
Intanto la temperatura si è ulteriormente abbassata (è luglio, porcaccia paletta! Luglio!!!!!), costringendomi a indossare tutto quello che possiedo; noi ovviamente siamo in zona poveri, non al centro dove si trovano le sedie per la nobiltà che ha sborsato ben 57,50 euri, però noto con una certa maligna soddisfazione che, essendo un po’ meno fitta di noi, la crème se ne sta lì come un mucchio di calippi, preda del vento siberiano che sferza la piazza. Rabbrividisco e mi torna in mente l’Impero colpisce ancora, non dico che sarei disposta a infilarmi negli intestini di una bestia ma un pensierino…. Il mio regno per una coperta di pile.
Dopo aver passato la prima ora a maledire le quattro biondone accanto a noi che invece di guardare e ascoltare passano tutto il tempo a chiacchierare e a ridere sguaiatamente, decidiamo di spostarci un po’ indietro ma più centrali, nella speranza di stare più tranquille e goderci il concerto. Peccato che là troviamo due coppie che fanno altrettanto casino e raccontano pure barzellette (l’uomo cresciuto che racconta male una barzelletta è la cosa più triste del mondo).
Nel vano tentativo di ignorare il barzellettiere improvvisato mi concentro sul pubblico in piazza e non posso fare a meno di notare che c’è parecchia gente che sta andando via. Ma non siamo neanche ai bis! Questa è una cosa che mi lascia sempre molto perplessa: hai pagato il biglietto, fatto un’ora di macchina e adesso te ne vai  quando potrebbero mancare ancora venti minuti? Hai paura di rimanere imbottigliato nel traffico? Ma quale traffico? SIAMO A SOGLIANO!!!!!!!

Dopo i tre bis di ordinanza, Lou si congeda e inizia il deflusso. Noi ci riuniamo nel punto di ritrovo astutamente concordato pre-inizio; Mohuro arriva con un’espressione soddisfatta, evidentemente la sua decisione d’infilarsi là davanti nella bolgia ha dato i suoi frutti; ci raggiungono anche la Cecca e U per un ultimo saluto. La Cecca si sta infilando un maglino di cotone e qualcuno  (non mi ricordo chi) commenta che avrebbe potuto portare una maglia di lana, viste le previsioni per la serata. Al che lei ribatte serafica che quella maglia è sì di cotone ma se la scrolla un po’ prima di metterla diventa di lana. Vorrei tanto poter pensare che era ubriaca.
Salutiamo tutti e ci avviamo verso la macchina; lungo la strada vediamo venirci incontro un gattino piccolo e tenero ed essendo tutti consapevoli della gattofobia dell’Albertini (avrei potuto dire ailurofobia ma sembra il nome di una medicina e poi, santo cielo, siamo a un concerto rock!), ci dirigiamo verso l’animale facendo muro per separarlo dalla Ste e producendo tutti quei suoni idioti che è inevitabile emettere di fronte a un cucciolo. Il quale cucciolo, evidentemente infastidito dal nostro casino, cambia repentinamente direzione nel tentativo di sfuggirci e si dirige proprio verso la gattofobica. Veniamo ripetutamente maledetti e per un istante si teme di dover tornare a casa a piedi ma poi per fortuna la crisi passa e l’Albertini ci riammette in macchina.

Dal basso della mia limitatissima esperienza, avrei compilato un piccolo vademecum per il maschio frequentatore di concerti che a mio avviso potrebbe migliorare notevolmente l’esperienza per il pubblico:
1)      Qualche consiglio tricologico:
a)      Il giorno prima del concerto, fai un favore a tutti e tagliati quei capelli.
b)      Se proprio non vuoi tagliarteli, legali o appiattiscili col gel.
c)      Per l’amor di dio, non li cotonare!!!!!
2)      Se sei alto come una pertica, trova un palo/lampione e appoggiatici, così minimizzi l’area di limitata visibilità per i diversamente alti.
3)      Se vai a prendere una birra, bevine almeno tre sorsi prima di tornare tra la folla così non la rovesci su degli innocenti oppure, in alternativa, dirigiti verso la figa di legno più vicina.
4)      Lo so che sai tutte le canzoni a memoria ma io preferirei sentirle da quello sul palco, quello intonato.

Il vademecum per le femmine non lo faccio, tra tacchi, paillettes, gridolini e risatine è un’impresa superiore alle mie forze, mi tremano le ginocchia al solo pensiero.


Questo articolo è stato scritto per la rubrica l'Angolo dell'Estrema Riluttanza su stonehand.it: http://www.stonehand.it/wordpress/?cat=271