venerdì 6 dicembre 2013

Lo squalo e il bagnante ignaro

Essendo che ormai lavoro da parecchi anni, è raro che mi capiti qualcosa che non è proprio mai successo prima; quella che mi accingo a narrare è una di quelle rare volte. 
Sto andando a un meeting aziendale a fare della traduzione simultanea senza aver ricevuto prima alcun materiale per prepararmi (e questa non è una novità, sigh) ma, soprattutto, senza neppure avere il programma della giornata. Non ho la più pallida idea di cosa faranno. Buio assoluto. Chi  vivrà vedrà.
Quando finalmente arriviamo in loco dopo un'ora e mezza di viaggio sulla E45 innevata, (buche ovunque, la quintessenza del viaggio rilassante) le cose non migliorano; scopriamo infatti che il nostro convegno inizierà non alle 9 bensì alle 9.30. Impossibile non pensare a quanto ci avrebbe fatto comodo quella mezz'ora di sonno in più e digrignare silenziosamente i denti. Pensiamo alle bollette da pagare e andiamo avanti.
Verso le 9.15 la sala inizia a riempirsi e immaginate la sorpresa quando mi rendo conto che buona parte dei partecipanti sono donne; per quella che è la mia esperienza, quando i quadri dirigenti di un'azienda si incontrano, spesso le donne si contano sulle dita di una mano, quando ci sono. 
Ecco che la giornata comincia a farsi un po' più interessante, se non altro quando alzo lo sguardo sulla sala non c'è quella muraglia di grigio e blu controllore che fa sempre una gran tristezza. 
Nel corso della giornata vengo anche a sapere che, nonostante la crisi economica pesantissima, questa azienda negli ultimi anni è cresciuta notevolmente, è possibile che ci sia una correlazione tra il numero di donne in posizioni di responsabilità e gli ottimi risultati dell'azienda?
Mentre rimugino il concetto, sentendomi molto saggia e consapevole (di cosa non è chiaro), il mio corpo prende prepotentemente il sopravvento: devo fare la pipì. Cedo alle pressioni e mi alzo per andare in bagno; uscita dalla cabina mi dirigo verso l'uscita della sala e spingo la porta, la quale porta però fa finta di niente e non si sposta di un millimetro. Perplessa, riprovo un paio di volte ma poi, visto che sto facendo rumore e dando un po' nell'occhio (un paio di persone si sono accorte di me e stanno osservando la scena come se fosse un film comico), getto la spugna e me ne torno verso la cabina con la coda tra le gambe. 
Ciò (espressione romagnola perfetta per occasioni come questa), io in bagno ci devo proprio andare! Ma cosa fanno, ci chiudono dentro? È sequestro di persona!!!!
Guardandomi intorno vedo che proprio dietro la cabina c'è una porta di quelle col maniglione antipanico e basta una spinta decisa per aprirmi le porte della libertà. 
Una volta risolta l'emergenza toilette, faccio per tornare in sala ma la cosa è più complicata del previsto: la famosa porta col maniglione antipanico si apre solo a spinta e dall'interno! Cosa faccio? Non posso mica rimanere fuori fino alla pausa caffè, tra un po' devo dare il cambio all'Elena, sono già venti minuti che traduce lei...
Comincio a perlustrare le pareti esterne della sala alla ricerca di un'opportunità, un po' come lo squalo che gira intorno al bagnante ignaro; appena dietro l'angolo, noto dei cavi che escono da una fessura, nella parete c'è un pannello scorrevole e spingendo un po' riesco ad aprirlo abbastanza da sgusciarci attraverso con lo stile aggraziato ed elegante della blatta sul muro, il tutto sotto gli occhi attoniti del tecnico.
Torno in cabina e con un sospiro di sollievo faccio segno all'Elena che sono pronta a darle il cambio; prima di iniziare a lavorare, in quel limbo di qualche secondo in cui possiamo comunicare, le annuncio Ho fatto un'altra figura fantozziana, poi ti racconto... dopodiché mi lancio a tradurre.
Mentre buona parte del mio cervello è impegnata con la simultanea, quei due neuroni liberi osservano l'Elena che, raccolti borsa e cellulare, esce dalla cabina. Quando realizzo cosa sta per fare è già troppo tardi, vorrei avvertirla, fermarla, ma sono intrappolata in cabina, non posso smettere di tradurre, non posso alzarmi, posso solo restare a guardarla mentre anche lei tenta ripetutamente di aprire quella dannata porta. 

Cosa volete, ci sono quei giorni così, in cui ti senti nell'ordine: invornita, impotente, su Candid Camera. Speriamo almeno che il buffet sia buono...



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