venerdì 20 marzo 2015

E non avevamo nemmeno iniziato...

Come mi è già capitato di osservare, ci sono casi in cui quando vai a lavorare è il lavoro la parte meno problematica.
In questo caso ero arrivata in orario (ore 8.30) e senza grossi problemi; Ilaria, la mia collega era già in postazione e tutto sembrava perfetto, poi ho deciso di andare in bagno e apriti cielo.
Nessuna di noi due aveva idea di dove fosse la toilette ma quanto può essere difficile trovare il bagno in un edificio pubblico? Siamo partite con totale fiducia nei nostri mezzi e nella cartellonistica ma non è durata a lungo: i super esperti che avevano scelto i cartelli erano di quelli che non si può usare il simbolo standard per il bagno, che cosa plebea! Quindi già capire quale fosse l'indicazione giusta ha richiesto un po' di tempo, poi abbiamo attraversato cortili interni, salito scale, sceso scale e alla fine siamo arrivate davanti a una porta, chiusa.
Il bagno era dentro un'aula che, secondo quanto ci hanno detto gli studenti seduti vicino alla porta, sarebbe rimasta chiusa fino all'inizio della lezione, ore 9. Peccato che fossero le 8.40.
Ora, era ovvio che c'erano altri bagni lì dentro ma, considerata l'odissea che avevamo appena affrontato, il solo pensiero di ricominciare da capo (da dove poi?) mi faceva digrignare i denti.
Evidentemente la mia faccia esprimeva perfettamente la mia frustrazione perchè dal gruppo di studenti in attesa della lezione è emersa una giovane compassionevole che ci ha guidato verso un secondo bagno attraversando un vero e proprio labirinto fatto di aule, biblioteche, di nuovo cortili interni e così via. Il mio regno per un gomitolo!
Una volta raggiunta l'agognata porta e ringraziata la nostra Virgilia 2.0, siamo entrate ognuna nel suo cubicolo ma nel mio c'è stato qualche intoppo: non c'era la chiave (evidentemente per i gestori dello stabile gli studenti universitari sono come i bambini, sanno chiudere la porta ma non come riaprirla) e qualche addetto alla pulizia un po' troppo zelante aveva riempito troppo il portarotolo della carta igienica, era impossibile farlo girare quindi carta, ciccia.
Una volta superate queste prove da Candid Camera mi sono ritrovata all'uscita del bagno, da sola. Chi mi conosce sa che io e l'orientamento non abitiamo sullo stesso pianeta ma a mia parziale discolpa vi posso assicurare che questo posto sembrava Hogwarts nei suoi momenti più folli, ci mancavano solo i ritratti parlanti.
Per parecchi minuti sono rimbalzata da una parte all'altra dell'edificio come una pallina del flipper, poi quasi per caso (togliamo il quasi) ho imboccato la strada giusta e trovato la sala della conferenza.
Erano sul punto di iniziare quindi mi sono messa le cuffie per tradurre e la moderatrice è partita con una breve presentazione dell'incontro che ha concluso scusandosi in anticipo per la traduzione.
Ma se non abbiamo ancora fatto un'ostia?!! Non c'è più la presunzione di innocenza?!
Solo quando la moderatrice ha ripetuto la presentazione in inglese abbiamo capito che si scusava per la SUA traduzione.


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