lunedì 13 febbraio 2012

Febbraio tra i ghiacci: jeans strappati, canna dell'acqua e candele a intermittenza

Di questi tempi pare doveroso fare un post sulla neve; dopo aver letto chilometri di carta stampata sull’argomento, ecco quindi qualche impressione più locale, direttamente dal nostro avamposto qui sul campo.
Sul campo sarebbe a dire in Romagna e, più precisamente, a Cesena (Zezena per i forestieri). Qua da circa dieci giorni viene giù neve a rotta di collo, fa qualche pausa giusto per darti il barlume di una speranza, poi ti alzi il giorno dopo e ne ha fatta un’altra valanga.
Data la situazione, ci siamo quindi murati in casa in attesa di tempi migliori e devo dire che l’esperienza mi ha aperto nuovi orizzonti. Aggiungo che la cosa è stata possibile solo perché l’unico lavoro che avevo in questo periodo, il 6 febbraio, era in quel di Bologna ed è stato ovviamente annullato. Anche i concerti di Rico hanno seguito la stessa sorte e questo allineamento di pianeti ci ha permesso di vivere l’emergenza in modo più tranquillo rispetto al resto del mondo che deve andare in ufficio, portare i figli a scuola, ecc ecc.
Come prima cosa abbiamo esaminato le risorse a disposizione e dopo un’attenta valutazione di dispensa, frigorifero e congelatore, ci siamo resi conto che con quello che c’era in casa saremmo potuti andare avanti per almeno un paio di settimane senza grossi problemi, quindi nessuna corsa al supermercato a svuotare scaffali, come invece pare abbiano fatto in tanti, almeno stando alle notizie che ci sono giunte dall’Ale che lavora in un supermercato a Bellaria-Igea Marina.

Già dalla prima sera c’è stato l’occasionale blackout, che durava giusto il tempo di:
a)      dire due brutture,
b)      tirar fuori tutte le candele della casa (tra cui una candela celebrativa dell’anno 2000 che la Rini voleva buttare via durante il trasloco, vedi Il mio regno per il figlio di un vetraio),
c)      accenderle,
a questo punto la luce puntualmente ritornava, facendoti sentire deficiente con tutte ste candele accese in giro per casa; procedevi quindi al loro spegnimento, salvo poi trovarti nuovamente al buio dopo qualche minuto. Ci sono circostanze in cui quello di Shining non è poi così difficile da capire.

Non abbiamo avuto molti contatti con il mondo esterno, con l’eccezione dei vicini, di amici e parenti contattati via telefono, skype o facebook e, ovviamente, dell’omino dello spazzaneve che i primi giorni rappresentava il nostro momento d’intrattenimento per eccellenza; quando sentivamo il rumore del mezzo, si correva alla finestra per vederlo passare, neanche fosse arrivato il circo. Non è stato però tutto rose e fiori, con lo spazzaneve abbiamo in effetti avuto qualche momento di incomprensione: è passato regolarmente i primi giorni, salvo poi assentarsi per mezza giornata e, al suo ritorno in zona, ignorare la nostra viuzza (che poveretta è una via senza uscita ma non glielo puoi far pesare così), diretto verso altre emergenze. Visto però che c’era chi stava molto peggio, non ne abbiamo fatto una tragedia, ci siamo muniti di pala e ci abbiamo dato dentro con la spalatura della zona davanti a casa. Abbiamo fatto nel complesso un buon lavoro (incluso il finale con spargimento di sale), anche se niente di paragonabile alla performance di uno dei nostri vicini che ha tirato su anche l’ultimo fiocco e si vocifera abbia attaccato il phon per asciugare bene.
Non dovendo andare a lavorare, abbiamo lasciato le macchine dov’erano: la mia al riparo sotto il balcone di casa, quella di Rico invece sulla strada dove si è trovata totalmente in balia degli elementi e, infatti, dopo due giorni non si vedeva già più.
Accanto alla povera Clio c’era la macchina del nostro vicino, il quale ha adottato una strategia a dir poco singolare per liberare la vettura dalle nevose grinfie: ha fatto un primo tentativo raggiungendo la macchina con la gomma e inondandola d’acqua (trattamento consigliatissimo quando la temperatura è intorno allo zero), poi, resosi conto che per misteriose ragioni questo sistema non dava i frutti attesi, è passato all’azione spalando via la neve sul retro della macchina e ammonticchiandola allegramente davanti a quella di Rico (grazie, a buon rendere). La cosa però andava a rilento e quindi,dopo aver liberato solo parte della macchina, ha abbandonato il campo al calar della notte, tornando però il giorno dopo armato di annaffiatoio pieno di acqua bollente con cui ha nuovamente irrorato la macchina che a questo punto era circondata da una mattonella di ghiaccio di spessore ragguardevole. L’uomo ha continuato l’opera e, mentre lo si osservava dalla finestra, non abbiamo potuto far a meno di notare la mise scelta per la spalatura, una cosa veramente scicchissima: scarponcini tipo Timberland e giubbotto imbottito (entrambi molto trendy quest’anno), degnamente accompagnati da un paio di jeans con evidenti strappi. Ed è qui che si vede il vero figo di legno, quello che si veste giusto nonostante l’era glaciale, quello cui la temperatura (e l’inevitabile diarrea) gli fa una pippa.
Con un ultimo sforzo il nostro eroe ha liberato la macchina e, dopo aver messo le catene, ha fatto manovra tra mille difficoltà per riposizionarla con il muso in avanti e pronta a partire verso mirabolanti avventure. Da quel momento in poi (e per diversi giorni), la macchina non si è più mossa. Il resto son solo domande.
Con questo concludo la prima parte del diario-neve, dovendo andare a staccare le stalattiti di ghiaccio pendenti dalla grondaia, che hanno ormai raggiunto il metro e potrebbero far fuori il cane dei vicini (che è simpatico, sarebbe un peccato), se non addirittura i vicini (anche loro simpatici, anche per loro un peccato).


P.S. Aggiornamento macchina del vicino: oggi il vicino trendy ha acceso la macchina (tuttora pulitissima) e ha tentato di infilarsi su per la salitina che porta al suo garage ma, essendo che lì non aveva spalato via la neve, impegnato com'era a far la manicure alla macchina, le ruote slittavano che era una bellezza. Certe cose non hanno prezzo.

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