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mercoledì 25 marzo 2020

Coronadiario - Voi ce l'avete il Metrodidistanza?

Foto di Mahesh Patel
Ieri pomeriggio mentre ero sul balcone intenta a sistemare le piante mi sono sentita chiamare e ho visto la mia vicina sul balcone di fronte; ci siamo salutate e abbiamo fatto quattro chiacchiere, forti del fatto che tra i nostri due balconi c'è ben più del regolamentare metrodidistanza.
Quando sono tornata in casa mi sono resa conto all'improvviso che quella che avevo appena avuto era la prima conversazione con un essere umano in carne e ossa negli ultimi dieci giorni; avevo chattato con parenti e amici, fatto videochiamate su skype ma, avere una persona vera davanti in 3D è molto diverso.
Oddio, dipende anche dalla persona: quella che mi sono vista arrivare contro a tutta velocità con il carrello del supermercato, che neanche Keanu Reeves in Speed, ecco, lei avrei preferito vederla solo su skype. 
Qualche giorno fa ho aperto il frigo e di fronte al vuoto cosmico mi sono arresa, dopo due settimane era ora di fare la spesa; essendo la mia prima uscita dall'inizio della quarantena, ho cercato su facebook dei consigli su come equipaggiarsi per non correre rischi e ho letto davvero di tutto, mancava solo che mi suggerissero di cospargermi di alcol e darmi fuoco per sterilizzarmi post-spesa.
Per stare dalla parte del sicuro, ho chiesto a LaDottora e lei mi ha dato qualche semplice indicazione che ho seguito scrupolosamente; confesso che avrei voluto prendere su una scopa per assicurarmi che gli altri mantenessero il famoso metrodidistanza, ma poi al mio rientro avrei dovuto darle fuoco per sterilizzarla, non mi è parso il caso.
Fortunatamente vicino a casa mia ci sono ben tre supermercati; dico fortunatamente perché nel primo c'era una fila tipo quelle degli Uffizi a Firenze nel weekend di Pasqua, tutti rigorosamente a un metrodidistanza con il loro carrello in paziente attesa. Ho ripreso la macchina e tentato con il secondo punto vendita; lì sono stata più fortunata, c'era gente ma niente orde, sono entrata senza grosse difficoltà. 
L'esperienza-spesa è stata a dir poco surreale: dentro il supermercato c'era un silenzio talmente forte da essere quasi una presenza, interrotto solo dagli annunci che ricordavano di tenere il metrodidistanza, ogni volta che vedevo avvicinarsi qualcuno mi mettevo a calcolare furiosamente quanto fosse sto benedetto metrodidistanza senza ricavarne grosse certezze, io con le misure a occhio non sono mai stata un granché
Dopo un po' ho ripensato con un certo rimpianto tutti quei metri di carta dell'Ikea che mi ritrovo sempre tra le balle a casa e che mi sarebbero tornati utilissimi, oltretutto avrei potuto dargli fuoco appena rientrata, sterilizzazione al 100%.
Ovviamente non ho comprato tutto quello che mi serviva, alcune cose me le sono dimenticate (la cocacola, sigh), altre erano finite, per esempio la farina 0, mentre c'erano quintali di pacchi di farina 00, a riprova del fatto che soffriamo della sindrome-da-guerra per cui facciamo provviste in quantità insensate, però i nostri standard di qualità non vacillano, la farina ultra-raffinata continuiamo a schifarla.
Un ultimo dettaglio degno di nota: sono andata a fare la spesa con un paio di guanti monouso ma SENZA mascherina, e mi sono trovata in un modo di gente mascherinata come neanche a Carnevale o tra gli Ultrà la domenica del derby. Quando mi incrociavano mi guardavano come un'appestata, mi ha ricordato quelle pubblicità degli anni 90 in cui il malato di AIDS aveva il contorno fucsia.
Fortuna che il fucsia mi dona.
Appena tornata a casa sono andata subito a controllare se c'era stato qualche cambiamento nelle indicazioni di comportamento e no, il ministero spiega che se sei in salute non serve a niente la mascherina per fare la spesa, è molto più importante mantenere il famigerato metrodidistanza, quello che ti protegge da eventuali goccioline prodotte da starnuti o colpi di tosse.
Quindi? Evidentemente la gente si è convinta che sia tutto un complotto, che ci stiano tenendo all'oscuro della verità e che il virus in realtà viaggi nell'aria, un po' come come il polline o la polvere; mi aspetto da un momento all'altro la pubblicità delle mascherine fatte con lo Swiffer.
Per le prossime due settimane con le provviste sono a posto, e anche di umanità penso di aver fatto il pieno; resterò a casa e magari scriverò qualche post, quindi per ora vi saluto, questo sì, da un buon metrodidistanza.




mercoledì 23 luglio 2014

Quando un Bretone lo paghi come l'oro

Non so se vi è mai capitato di imbattervi al supermercato in un espositore come quello nella foto; a me è successo qualche giorno fa mentre facevo la spesa con Enrico e, ignara della monumentale scoperta che stavo per fare, spingevo spensieratamente il mio carrello su per la corsia.
All'inizio ho pensato che si trattasse di qualche spezia strana e invece avvicinandomi ho scoperto l'esistenza, mai sospettata prima, del sale blu di Persia, del sale nero di Cipro e del sale grigio bretone.
La scoperta in sé non sarebbe niente di epocale se non fosse che, mentre esaminavo le confezioni, mi è caduto l'occhio sul cartellino del prezzo:

Sale Blu di Persia (confezione da 90 grammi) prezzo 2,21 euri
Sale Nero di Cipro (confezione da 50 grammi) prezzo 2,21 euri
Sale Grigio Bretone (confezione da 70 grammi) prezzo 3,19 euri

A prima vista magari non sembra neanche tanto ma, se uno ci pensa bene, corrisponde a quanto segue:

Sale Blu 24,5 euri/chilo
Sale Nero 44,2 euri/chilo
Sale Grigio 45,5 euri/chilo

Aggiungo solo, come termine di paragone, il prezzo del sale marca supermercato:  0,44 euri/chilo 
Facendo una botta di conti, i sali colorati costano 100 volte di più.

Impossibile non riandare col pensiero a un'altra scoperta di qualche anno fa: il complotto del pane (vedi Non di solo pane vive l'uomo) e farsi delle domande. 

Ammetto che in questo caso la situazione è diversa, di sale da 44 centesimi al chilo ce ne sono quintali e quindi il parente carissimo in Technicolor non è obbligatorio, semmai una scelta dovuta a motivi a mio avviso inspiegabili, nel senso che posso capire l'attrazione irresistibile del colore strano (in fondo io mangio il gelato al gusto Puffo), ma da lì a pagarlo cento volte di più ce ne corre!
Poi magari se li assaggi sono sali stratosferici che ti fanno rivalutare il concetto di paradiso e pur di averli li pagheresti più del Pata Negra, cosa ne so io che non li ho mai provati?
Tutto considerato, meglio optare per un sano vivi e lascia vivere,  in fondo qualcuno l'economia deve pur farla girare, o no?


lunedì 4 giugno 2012

Non di solo pane vive l'uomo. D'accordo, però...

Qualche giorno fa sono andata a fare la spesa in un supermercato diverso dal solito; tutto è cominciato perché volevo testare il nuovo e tecnologicissimo distributore di benzina (ubicato proprio a fianco del supermercato) la cui apertura, a lungo osteggiata dalla concorrenza, aveva suscitato un certo clamore in città, anche e soprattutto visti i prezzi del carburante, decisamente convenienti.
Dai racconti che avevo sentito mi aspettavo file chilometriche e attese interminabili e invece, nonostante ci fossero una decina di macchine in attesa, grazie alle otto pompe disponibili la cosa si è risolta in tempi piuttosto brevi.
A quel punto, visto che ormai mi trovavo lì, ho deciso di fare un po' di spesa e ne ho approfittato per andare al banco informazioni a richiedere la speciale tessera del supermercato che garantisce un ulteriore sconto sul prezzo della benzina; sfortunatamente, quando ho presentato l'IBAN al dipendente preposto, mi sono vista scacciare come una lebbrosa dalla frase "mi dispiace ma la tessera non si può fare con i conti online" che è un po' come dire "vendiamo solo in contanti perché delle carte di credito non c'è da fidarsi". Benvenuti nel 2012.

Il dipendente in questione, probabilmente notando la mia espressione incredula (non dissimulo benissimo, devo ammetterlo) ha insistito per consegnarmi una copia del regolamento, copia che allego perché altrimenti uno non ci crede che stampino ancora della roba così. Soffermatevi per un attimo sull'elegante carattere lillipuziano in un sobrio e leggibilissimo color grigio chiaro, l'ideale per invogliare il cliente riluttante (si sa che quando c'è da leggere un regolamento l'entusiasmo non è proprio alle stelle).
Immagino gli anatemi che avrà sfoderato l'anzianotto medio (notoriamente presbite) di fronte a questo gioiellino.

Perdendo probabilmente qualche diottria e lanciando anch'io parecchie maledizioni, ho scorso i vari paragrafi, scoprendo così che la carta può essere legata solo al  conto corrente di una banca con cui abbiano previamente stipulato un accordo. Nessun ostracismo contro la tecnologia quindi, solo un'incomprensibile limitazione del parco clienti, ma quelli son problemi loro e del loro illuminato management.

Visto il nolle prosequi contrattuale, ci ho messo una pietra sopra e mi sono concentrata sulla spesa. Il primo prodotto a colonizzare il carrello è stato una pianta di basilico, uno degli acquisti più a lungo meditati degli ultimi mesi (mica puoi prendere la prima pianta che capita, altrimenti addio pesto!). Mentre stavo passando davanti al reparto pane ho notato un cartello piuttosto vistoso; mi sono avvicinata per vedere meglio e ho letto la seguente comunicazione:



La cesta al centro dello scandalo era pressoché vuota, salvo un filone solitario. Ma cosa avrà di tanto speciale sto pane che fan le corse per comprarlo? La risposta saltava agli occhi dando una rapida occhiata agli altri tipi di pane in vendita. Non c'era niente che costasse meno di 2,80 euro al chilo. Quasi il triplo! E ti credo che la gente fa le corse! Il pane è una di quelle cose per cui al prezzo uno proprio non ci guarda, si dà per scontato che, essendo un bene di prima necessità, il prezzo sia calmierato. E invece, a guardare bene, c'era solo un tipo di pane da 1 euro (e neanche in gran quantità, a giudicare dalla cesta vuota e dal cartello), tutto il resto costava da tre fino anche a sei volte tanto. Ricordo che parliamo di un supermercato, non di una panetteria. Ho trovato un pane (di quelli ai tremila cereali più uno) a 6,20 euro al chilo e mi è venuto un dubbio: sono andata al banco della carne e ho dato un'occhiata ai prezzi: lasciando ovviamente perdere i tipi e tagli più pregiati, c'era il petto di pollo (in offerta) a 4,90 euro al chilo.
No dico, stiamo scherzando? C'è del pane che costa più della carne? Cos'è un'universo parallelo? Una candid camera? Uno dei segni dell'Apocalisse?
Sono francamente senza parole, non per il prezzo in sè ma per la crescente sensazione che qualcuno mi stia prendendo in giro. Qua non puoi distrarti un attimo che qualcuno tenta di svuotarti il portafogli! E non puoi neanche chiamare i carabinieri!
Il pensiero è tornato prepotentemente a quella macchina per fare il pane che volevamo regalarci un paio di natali fa ma che poi abbiamo sostituito con qualche dvd. Che sia il caso di riconsiderare?

P.S. Mentre facevo un giro per la Rete alla ricerca di un tutorial su come fare il pane in casa (che non si dica che non siamo un blog di servizio pubblico), mi sono imbattuta in nel video che vedete qui sotto; l'autore è vikyblu e il sito che lo ospita si chiama BRACCINO CORTO.




P.P.S. Il tocco del barattolo per sciogliere il lievito è notevole, fa molto Tom Cruise in Cocktail.