Immaginate un fredda notte di dicembre, un manipolo di coraggiosi volontari si riunisce in un bar del centro di Cesena. Intorno al tavolo abbiamo: la sottoscritta, Farnedi, Ale Monogawa di Monogawa Entertainment e quasi tutto il direttivo dell'associazione MicaPoco (l'Albertini, la Rinaldi e la Piraccini).
Lo scopo della riunione, segretissimo al momento, è pianificare l'organizzazione del concerto-anteprima del nuovo disco di Farnedi, Auguri Alberta, che uscirà ufficialmente il 13 aprile.
Il giorno scelto per l'evento è il 28 febbraio, compleanno di Farnedi.
Tutti i presenti danno la loro disponibilità e inizia la suddivisione dei compiti: chi contatta i locali, chi lavora sulla locandina, chi ingaggia i musicisti, insomma, la volonterosa macchina si mette in moto.
Un mese dopo, quando tutto sembra ormai deciso e stabilito e ci si comincia a rilassare, ecco l'avverso destino colpire impietoso: proprio nel fine settimana in cui si è previsto di ultimare la grafica per locandine e manifesti da mandare in stampa, Farnedi riceve una telefonata dai gestori del teatro Verdi di Cesena, luogo scelto da settimane per l'evento.
La telefonata gli comunica brevemente che i citati gestori hanno cambiato idea e, in barba a qualsiasi accordo preso in precedenza, hanno deciso di usare il locale per un altro evento. Grazie e arrivederci.
Inutile dire che i colpi e le maledizioni volano come rondini a primavera; manca un mese e mezzo alla data del concerto, trovare un locale disponibile con così poco preavviso sarà un'impresa.
Ed è proprio quando il gioco si fa duro che l'avverso destino fa la sua pausa sigaretta e gli eroi ne approfittano: a malincuore si comincia a cercare nei locali fuori Cesena e Ale Monogawa contatta i gestori della Vecchia Stazione di Forlì i quali, fortunatamente, accettano di ospitare il concerto. Bingo!
Inizia una nuova corsa contro il tempo, tutta la grafica da modificare, sopralluoghi da fare e
soprattutto, adesso che il luogo c'è, parte la massiccia campagna su Facebook con una pagina dedicata: Auguri Alberta - l'anteprima.
Bene, mancano ormai poche ore al concerto e, guardando indietro a tutto quello che abbiamo fatto, ne sono molto fiera, abbiamo fatto e dato tutto quello che potevamo.
Adesso non ci resta che aspettare sabato sera e vedere di nascosto l'effetto che fa.
Auguri Alberta!
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venerdì 27 febbraio 2015
Tenere botta e Auguri Alberta!
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mercoledì 27 novembre 2013
I polli in batteria e l'occhio di bue
Con questo post torno su un argomento difficile e già parzialmente trattato in un precedente articolo (Tondo è bello): cosa capita quando decidi di andare a vedere un concerto. Abbiamo già analizzato l'universo di quelli che potremmo definire gli incidenti in itinere, adesso occupiamoci di cosa succede quando finalmente ti trovi in loco. Tu, nella tua ingenuità, pensi che ormai il peggio sia passato e intanto il destino è lì che tira i suoi fili e se la ride sotto i baffi. Facciamo un paio di esempi:
1) entri, ordini da bere (hanno la cocacola, niente pepsi per fortuna) e ti siedi a un tavolo, dopo qualche minuto si spengono le luci e inizia il concerto. Mi correggo, si spengono alcune luci perché, per motivi inimmaginabili (ci saranno, senza dubbio, a me però sfuggono), c'è un faro tipo quelli per guidare i naviganti che qualche genio ha puntato sul pubblico invece che sul gruppo che sta suonando. In quel momento ti senti molto vicina a quei poveri polli allevati in batteria a cui lasciano sempre una lampadina accesa tentando di farli mangiare di più; guardandoti intorno ti salta all'occhio quel signore seduto davanti a te che, poco prima del concerto, ti avevano descritto come un frequentatore abituale del locale e dei suoi concerti. Quel signore con il suo cappellino con visiera ben calato in testa che a prima vista ti aveva fatto tenerezza e che ora invece riconosci per quello che è: la prova inconfutabile del fatto che l'occhio di bue in cui ti trovi non è il risultato di un pur comprensibile errore luci, ma di una sadica abitudine dei gestori. A saperlo prima ti spalmavi la crema solare.
2) questa volta il concerto è rock quindi non ci sono sedie, il posto non è enorme per cui siete tutti assiepati intorno al gruppo, come la banca Mediolanum. Inizia il concerto e dal palco parte una colonna di suono che è come se ti prendesse a randellate, non puoi vederlo ma i tuoi padiglioni auricolari sono già pieni di lividi; urli "Ma che cxxxo di volume hanno?!!!" a quello di fianco a te ma tanto nessuno può sentirti, i decibel sono talmente spallati che sono diventati centibel, millibel. Tu non puoi saperlo ma quella sera a cena il chitarrista ha scommesso che riuscirà a fare venire giù l'intonaco dai muri tutto da solo e, in effetti, sembra sulla buona strada.
Alla luce di quanto detto, mi permetto un suggerimento agli amici artisti: se, mentre suonate, notate tra il pubblico più di una persona che pare imitare un quadro di Much, provate a ridurre il volume, magari aiuta.
P.S. Non essendo riuscita a trovare un’immagine soddisfacente per rappresentare il titolo, ho schiavizzato Farnedi facendo leva sulla sua compassione per la mia totale incapacità di tenere in mano una matita. Direi che mi è andata bene, mi sa che il pollo-disegno che vedete nell’articolo sarà il primo di una lunga serie.
P.P.S Questo articolo è stato scritto per la rubrica L'Angolo dell'Estrema Riluttanza su Stonehand Ex Press
1) entri, ordini da bere (hanno la cocacola, niente pepsi per fortuna) e ti siedi a un tavolo, dopo qualche minuto si spengono le luci e inizia il concerto. Mi correggo, si spengono alcune luci perché, per motivi inimmaginabili (ci saranno, senza dubbio, a me però sfuggono), c'è un faro tipo quelli per guidare i naviganti che qualche genio ha puntato sul pubblico invece che sul gruppo che sta suonando. In quel momento ti senti molto vicina a quei poveri polli allevati in batteria a cui lasciano sempre una lampadina accesa tentando di farli mangiare di più; guardandoti intorno ti salta all'occhio quel signore seduto davanti a te che, poco prima del concerto, ti avevano descritto come un frequentatore abituale del locale e dei suoi concerti. Quel signore con il suo cappellino con visiera ben calato in testa che a prima vista ti aveva fatto tenerezza e che ora invece riconosci per quello che è: la prova inconfutabile del fatto che l'occhio di bue in cui ti trovi non è il risultato di un pur comprensibile errore luci, ma di una sadica abitudine dei gestori. A saperlo prima ti spalmavi la crema solare.
2) questa volta il concerto è rock quindi non ci sono sedie, il posto non è enorme per cui siete tutti assiepati intorno al gruppo, come la banca Mediolanum. Inizia il concerto e dal palco parte una colonna di suono che è come se ti prendesse a randellate, non puoi vederlo ma i tuoi padiglioni auricolari sono già pieni di lividi; urli "Ma che cxxxo di volume hanno?!!!" a quello di fianco a te ma tanto nessuno può sentirti, i decibel sono talmente spallati che sono diventati centibel, millibel. Tu non puoi saperlo ma quella sera a cena il chitarrista ha scommesso che riuscirà a fare venire giù l'intonaco dai muri tutto da solo e, in effetti, sembra sulla buona strada.
Alla luce di quanto detto, mi permetto un suggerimento agli amici artisti: se, mentre suonate, notate tra il pubblico più di una persona che pare imitare un quadro di Much, provate a ridurre il volume, magari aiuta.P.S. Non essendo riuscita a trovare un’immagine soddisfacente per rappresentare il titolo, ho schiavizzato Farnedi facendo leva sulla sua compassione per la mia totale incapacità di tenere in mano una matita. Direi che mi è andata bene, mi sa che il pollo-disegno che vedete nell’articolo sarà il primo di una lunga serie.
P.P.S Questo articolo è stato scritto per la rubrica L'Angolo dell'Estrema Riluttanza su Stonehand Ex Press
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