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venerdì 7 dicembre 2018

Mai chiedere cose strane, o forse sì?

Torno a scrivere per raccontarvi di una trasferta di lavoro che ha fatto di tutto per diventare
indimenticabile; questa volta mi trovavo in un piccolo paesino delle Marche per tre giorni di simultanea in una ditta e, avendo bisogno di un posto dove dormire, avevo prenotato un appartamento vicinissimo al posto di lavoro che, oltretutto, aveva un prezzo molto conveniente.
A una prima occhiata dal vivo, l'appartamento in oggetto si sarebbe potuto definire vintage, volendo essere molto, molto positivi: arredamento da casa dei nonni, mobili massicci e ninnoli ovunque, il tipico set da film dell'orrore. Mi aspettavo in ogni momento che da qualche angolo buio saltasse fuori una vecchia con un coltellaccio; per fortuna, non c'erano bambole vestite di pizzo sul comò, altrimenti non sarei riuscita a chiudere occhio per tutta la notte.
L'impressione era che in quelle stanze da parecchi decenni nessuno avesse fatto migliorie, tutto era rimasto come allora e vi lascio immaginare come chiudono bene gli infissi agé. Per lo stesso motivo ho evitato di usare la cucina a gas, non volendo rischiare di saltare per aria proprio prima di Natale, perderei i cappelletti in brodo di mia mamma e sarebbe un peccato.
Un altro problema è emerso al momento di caricare il telefono: immaginate la sottoscritta che gira per l'appartamento come un cane da tartufo alla ricerca di una presa di corrente post Concordato e alla fine si trova costretta a staccare la televisione dall'unica spina a disposizione in camera da letto, rinunciando a vedere la tv dopo cena.
Avrei scoperto solo dopo che l'apparecchio comunque non funzionava.

Appena entrati nell'appartamento, io e il proprietario avevamo constatato che sua moglie era passata a pulire ma si era dimenticata di accendere il riscaldamento.
Volendo vederla positivamente, potevo stare tranquilla in merito a topi e compagnia bella, solo La Cosa sarebbe sopravvissuta a quelle temperature.
Il tipo aveva immediatamente acceso il riscaldamento ma, essendo io impegnata con la valigia e la borsa del pc, non avevo prestato sufficiente attenzione alla manovra e quindi alle 2 di notte, quando il clima era ormai diventato tropicale, non sapevo come spegnere il riscaldamento.
Ho tentato di chiudere la manopola del singolo termosifone ma, per quanto la girassi, il termosifone in questione non si è fatto influenzare e ha continuato a lavorare alacremente, neanche dovesse scaldare l'Inferno.
La cena è stata un altro momento memorabile; su consiglio del proprietario sono scesa alla trattoria a conduzione familiare lì vicino e mi sono trovata in quello che sembrava un salotto di casa: a parte un paio di clienti seduti a un tavolo, c'era solo una tavolata di persone che guardavano Striscia la Notizia e sembravano gente di casa. Mi sono sentita in colpa per essere arrivata così, senza una bottiglia di vino o un mazzo di fiori.
Per quanto riguardava il menu, mi era stato dato un consiglio un po' preoccupante: non chieda cose strane, quindi per stare dalla parte del sicuro ho optato per un primo del luogo e mi sono ritrovata a mangiare pasta tipo capelli d'angelo con un ragù di non so quale bestia, magari era fatto bene ma a me non piaceva; per alleggerire un po' il pasto, di secondo ho chiesto solo un'insalata verde, insalata che è arrivata, già condita e annegata in un Missisipi di aceto.
A volte la vita è matrigna.
Dopo cena ho chiesto il conto e la signora mi ha risposto che per pagare sarei dovuta salire al bar per una scala interna; una volta al bar ho spiegato che volevo pagare la cena e la barista mi ha fatto aspettare mentre telefonava al ristorante di sotto per chiedere quanto dovevo pagare.

Il bagno merita un discorso a parte:
1) gli asciugamani erano di quegli anni là, quindi ti asciugavi e ti esfoliavi allo stesso tempo,
2) c'erano due asciugamani da bidet e uno da viso, telo da bagno non pervenuto,
3) le due estremità del porta-asciugamani erano ricoperte di carta stagnola (vedi foto), non ho avuto il coraggio di sollevarla per scoprirne la ragione,
4) c'erano i tappetini intorno a water e bidè (sentitevi liberi di rabbrividire),
5) niente doccia, solo una vasca da bagno con telefono della doccia vintage e quindi intasato di calcare giurassico, acqua spruzzata dai pochi fori non ostruiti, con una violenza di getto inaudita.
6) in bagno c'era la seconda e ultima presa di corrente utilizzabile, sarebbe stata utilissima per asciugarsi i capelli, se solo non mi fossi dimenticata il phon. Per un attimo ho considerato la possibilità di asciugarmeli davanti al calorifero scalda- Inferno.


Rileggendomi, non credo che sarei riuscita a inventare una storia con una trama così assurda neanche se mi ci fossi messa d'impegno, mi inchino alla realtà.

lunedì 2 luglio 2012

L'aria buona del Biker Bikini Benefit

Sabato pomeriggio casa mia ricordava parecchio un bunker antiatomico: porta e finestre rigorosamente sigillate e scuri accostati nel vano tentativo di combattere l'ennesimo anticiclone africano che soffrigge gli zebedei a tutto lo stivale. Una volta calato il buio ho timidamente aperto le finestre ma niente, fuori il caldo era ancora soffocante, mi è toccato aspettare la mezzanotte per spalancare finalmente le finestre ma la situazione non è cambiata molto, di dormire non se ne parlava proprio, sudavi anche solo a pensare.
Messa di fronte alla cruda realtà, ho deciso di fare di necessità virtù e acceso l'irrigatore per annaffiare il prato che era parecchio provato (in effetti anche l'irroratore non era messo meglio, recentemente deve aver deciso che dopo dieci anni in servizio per lui era ora di pensione e quindi adesso annaffia un po' come e dove gli pare). Mentre il prato si faceva una bevuta, mi son messa al pc e ho buttato giù le due righe che seguono.
In quel momento il cervello preferiva fuggire altrove, alla ricerca di pensieri più leggeri e meno soffocanti quindi, quasi senza accorgersene, è tornato indietro a un paio di settimane fa, più precisamente domenica 10 giugno.

La domenica in questione faceva già piuttosto caldo ma niente di paragonabile all'atmosfera da piscina incandescente di questi giorni; quel pomeriggio ho ricevuto un sms dall'Albertini che voleva fare un giro e, dopo un rapido esame delle opzioni, abbiamo deciso di andare a Cesenatico e dare un'occhiata alla Colonia dell'Agip dove quel fine settimana si teneva un Biker Bikini Benefit.
Quando è passata a prendermi sotto casa, la Ste ha esordito dicendo:
"Dai che al mare c'è l'aria buona, ho bisogno di respirare un po' di iodio!"
Entrambe però sapevamo che era il suo DNA motociclistico a spingerla inesorabilmente verso quella distesa di cromature che è il Biker Bikini Festival. Io in effetti non ci ero mai stata e devo dire che partivo un po' perplessa, essendo che lo scorso anno mi avevano raccontato di pornodive a cavallo delle moto e, cosa volete che vi dica, guardare donne seminude dotate di una quarta di reggiseno ma vestite solo della quarta, non del reggiseno, non è proprio la mia idea di un pomeriggio ideale; però è anche vero che son tutte esperienze e magari possono anche stupirti, quindi ho messo da parte i dubbi e siamo partite.
Ovviamente, trovare un parcheggio a Cesenatico in una domenica di giugno è impresa pressoché impossibile ma, dopo varie perlustrazioni infruttuose, la nostra perseveranza è stata finalmente premiata e ci siamo sbarazzate del mezzo.
A quel punto il mio principale problema era ricordarmi dove avevamo messo la macchina, onde evitare di passare una mezzora a girare per le strade come una deficiente; è vero che la Ste per queste cose ha una memoria di ferro ma mi scocciava dover sempre chiedere come una palla persa, quindi mi sono guardata intorno alla ricerca di un punto di riferimento e sono stata fortunata, la via di fronte a noi era via Sozzi, cognome praticamente indimenticabile dopo il video di Farnedi.
L'unica cosa che mancava era un riferimento per la via in cui ci trovavamo, essendo che era una delle mille traverse del lungomare. Con il senno di poi mi rendo conto che la preoccupazione era fuori luogo, appena arrivate all'incrocio col lungo mare, il bramato punto di riferimento si è palesato (in effetti era evidente come un dito in un occhio).
Il bar sulla nostra destra aveva pensato di rendere più artistica la zona all'aperto posizionando qua e là alcune leggiadre statue in gesso; fin qui nulla di strano, peccato che poi le statue in questione fossero state letteralmente incatenate onde impedirne l'appropriazione indebita da parte di terzi.
Ovviamente posso comprendere il naturale desiderio del proprietario di assicurarsi la permanenza in loco delle citate sculture, però date un'occhiata alla foto e ditemi voi se vedere la figura di una giovine, seppure in gesso, incatenata a un palo, non tende a incrinare la leggiadria del momento....

Noi comunque i nostri problemi logistici li avevamo risolti, quindi con animo leggero e senza un pensiero al mondo ci siamo incamminate sul lungomare verso la Colonia dell'Agip; i pensieri però sono arrivati quasi subito, risvegliati dal casino infernale prodotto dalla marea di auto e moto d'epoca parcheggiate lungo il viale; per dio sa quale motivo, molti di questi mezzi erano in moto e, oltre a fare un rumore assordante, immettevano nella sanissima aria marina quantità di CO2 degne di una Milano nell'ora di punta. 
W l'aria buona del mare.
Una volta attraversato il girone dei cromati si arrivava all'ingresso della Colonia e al centro dell'evento; un palco sulla nostra destra ospitava un gruppo in pieno concerto e, sparse un po' ovunque c'erano bancarelle con oggetti di ogni tipo: serbatoi disegnati, giubbotti di pelle, caschi, tatuatori, ecc, tutte posizionate tatticamente in modo da evitare il vento che soffiava con entusiasmo su tutta la zona.
Mi sono avvicinata a una bancarella che vendeva magliette e ne ho notata una gialla che non mi dispiaceva affatto, me la sono appoggiata addosso guardandomi allo specchio e confesso che mi immaginavo già con la maglietta addosso, poi però l'immaginazione è stata costretta a una rapida marcia indietro quando mi hanno detto che la gigina costava 25 euri; non che sia un prezzo assurdo, se mi avessero detto 10 o 15, l'avrei presa senza pensarci un momento, il pensiero dei 25 euri invece mi ha fatto riflettere per alcuni secondi che mi sono stati fatali, nel senso che mi è venuta in mente la montagna di magliette che avevo già a casa e quindi sulla maglietta in questione è calata una cappa di piombo, come se l'avessero incatenata. Addio acquisto spensierato. 
Dato il caldo, abbiamo deciso che una bevuta ci stava bene; al bar le bariste si producevano in urla belluine ogni tre per due e non mi sento di dar loro torto, se fin dalla mattina ti trovi in mezzo a un gran casino, con musica a palla, vento sferzante e gente che reclama a gran voce la birra, una valvola di sfogo la devi avere, altrimenti, di fronte all'ennesimo baluba che si lamenta che c'è troppa schiuma, parti e fai una strage.
Mentre sorseggiavo la mia cocacola ho notato un cambio di scena sul palco: evidentemente era arrivato il momento del burlesque. Non so voi ma io associo sempre lo spogliarello a un contesto notturno, un po' velato, quindi vedere ste ragazze in piedi sul palco sotto un sole battente mi faceva un po' strano, però devo dire che le condizioni atmosferiche davano decisamente una mano, tutte le volte che una si toglieva qualcosa, il vento lo faceva allegramente volar via, il problema sarà stato il recupero dei pezzi a fine spettacolo...
Noi comunque non siamo rimaste oltre, quello che c'era da vedere l'avevamo visto quindi siamo ripartite, abbiamo riattraversato il girone dei cromati, dove i motori erano accesi e si sgasava come se la benzina non costasse quello che costa, e, forti dei nostri punti di riferimento, abbiamo ritrovato la macchina al primo colpo.
A conti fatti è stata, come previsto, un'esperienza. E poi volete mettere tutta l'aria buona che abbiamo respirato?