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domenica 18 maggio 2014

Chi lascia la strada vecchia per quella nuova...

Ed ecco al fine giungere, a lungo e assai bramato, dell'evento il giorno; quel dì dal cielo inviato a rallegrar le genti con l'arduo travagliare di tal Hayao Miyazaki, fecondo artista giuntoci da terre assai lontane.
Molti son fin lì giunti mossi da igual anelito e, dentro la nobil sala che gloriasi di ospitarli, notarsi può un brulicar di volti ma alcuni tra li visi risultan familiari, noti, notori, soliti, ebbene sì, siam noi.

Accomodati in luogo acconcio e malgrado l'oscurità, fin troppo tempestiva, l'opera appieno gustammo con imperitura gioia, seppur sovente impacciati da enunciati di natura pari al demoniaco. Non ci aggradò il Dio Bestia (il quale più che al divino rimanda alla bestemmia) e piangemmo la scomparsa della città del ferro barbaramente uccisa dalla fornace a volte, inspiegabilmente, fucina.

Bene, adesso provate a immaginare di andare al cinema a vedere La principessa Mononke e trovarvi ad ascoltare per oltre due ore dei dialoghi come questi, intervallati da esclamazioni del pubblico in sala del tipo: Cos'è che ha detto?

domenica 4 maggio 2014

Capitan Findus e la maledizione dei titoli di coda

Giovedì primo maggio, dopo una rapida visita alle nipoti che giocavano in mutande al Festival degli Aquiloni a Cervia e un'altrettanta rapida fuga di fronte alla marea umana che stava calando sulla spiaggia, abbiamo deciso di concludere il pomeriggio al cinema.
Era da un po' che Enrico voleva vedere Capitan America 2 ma, onestamente, io di andare a al cinema e dilapidare 8 euri per vedere Big Jim col frisbee non avevo una gran voglia, quindi abbiamo raggiunto un onorevole compromesso, saremmo andati a vederlo in seconda visone alla modica cifra di 3,5 euri al cinema di Gambettola (e Bosch per gli oriundi).
Il cinema in questione è una di quelle vecchie sale di provincia di una volta (debitamente ristrutturata anni fa) però vanta alcuni notevoli vantaggi rispetto alle più moderne controparti, primo fra tutti il fatto di aver dimezzato il numero di posti eliminando una fila ogni due e garantendo così allo spettatore lungo-giuntato la possibilità di allungare le gambe all'infinito senza dare ginocchiate sul sedile davanti. Aggiungete il fatto che i 4,5 euri risparmiati sul biglietto si possono alla bisogna investire in loverie (liqurizie, patatine, semi di zucca ecc) e avrete praticamente la perfezione fatta cinema, almeno per me che i film in 3D non li posso guardare perché dopo un po' mi viene mal di testa.
Arrivati a Gambettola abbiamo parcheggiato lungo il corso e girato immediatamente la prua verso la multisala Abbondanza; mentre passeggiavamo godendo di una parentesi di sole in una settimana di tempo pessimo, abbiamo notato i nuovi lampioni istallati dall'amministrazione comunale, tutti provvisti di simpatici altoparlanti che diffondevano musica lungo il corso, una lodevole iniziativa se non fosse che la musica diffusa era quella roba unz unz più adatta a una discoteca alle ore piccole che a un corso di paese in un pomeriggio assolato. Vabbè, paese che vai...
Arrivati al cinema in perfetto orario siamo però stati costretti a un'attesa di dieci minuti nell'atrio perché il film, oltre a essere lunghissimo, arrivava pure corredato da una delle solite sigle di chiusura della Marvel in cui dopo un miglio e mezzo di nomi che scorrono sullo schermo, ti compare a sorpresa una scena conclusiva. 
Le prime volte quella scena non la vedeva nessuno, adesso invece si sa e quindi i più tenaci tra gli spettatori aspettano con pazienza che sia passato sullo schermo anche il nome della cartomante del tizio che portava il pranzo al regista, solo per vedere quest'ultima scena che spesso ti porta a riflettere sul fatto che quei dieci minuti che hai sprecato ad aspettarla non te li ridà nessuno e alla tua età su queste cose c'è poco da scherzare.
Alla fine se dio vuole ci siamo seduti e, com'era da aspettarsi in un giorno festivo alle 16.50, dietro di noi si è posizionata una famiglia con non uno ma due bambini, uno dei quali ogni volta che qualcuno nel film si menava (e trattandosi di un film di supereroi c'era quasi sempre qualcuno che si menava) faceva suoni onomatopeici tipo BAM! PIM! e via dicendo, più che un film pareva un videogioco. 
Non si faceva neppure mancare le interazioni con gli attori, quando Big Jim e la Gigina arrivano in un sotterraneo buio seguendo un segnale e Big Jim deluso sbotta "questa è una sala di 50 anni fa, il segnale non può essere venuto da qui!" il nostro piccolo eroe ha gridato "E invece sì!"
Poi, per carità, aveva anche ragione.
Un'ultima chicca tra le varie del pomeriggio: Robert Redford  incontra Samuel Jackson e i due, amici di vecchia data, si stringono la mano; in quel mentre sento una vocina alle mie spalle "Ma sono fratelli?"
Confesso che il film per me è stato di una noia mortale e i commenti del mio vicino di dietro sono stati provvidenziali fonti d'ilarità che mi hanno aiutato a far passare quelle due ore di botte da orbi, lanci di frisbee e mono-espressioni che fanno pensare che forse Capitan Findus non avevano mica finito di scongelarlo...
Almeno Clint Eastwood di espressioni ne aveva due.



P.S. Per un'ulteriore recensione del film in questione vi consiglio quella del prode Farnedi seduto accanto a me:

sabato 8 dicembre 2012

Il Faro di Alessandra

Quella che state per leggere è la rivelazione di un terribile segreto il quale però, come tutti i terribili segreti, se poi non lo riveli a qualcuno che gusto c'è?
Dovete sapere che, da un po' di tempo a questa parte, la tribù a cui appartengo si ritrova puntualmente ogni anno per condividere un momento di comicità irresistibile, una di quelle esperienze che ti riconciliano col mondo e ti permettono di guardare al futuro con rinnovato entusiasmo pensando che, in effetti, a questo punto non si può che migliorare.
Come da tradizione, anche quest'anno ci siamo ritrovati davanti al cinema all'ora X e ci siamo messi in fila per acquistare i biglietti. La scelta del mercoledì era obbligata: va bene la terapia del buonumore ma spendere più di 6,5 euri non era proprio pensabile; per dirla tutta, io e la Piraccia avevamo proposto di aspettare qualche settimana e andare al cinema a Gambettola dove, essendo la pellicola in seconda visione, avremmo pagato solo 3,5 euri, potendo quindi scialacquare il resto in loverie (niente popcorn né patatine però, in casi come questo i dialoghi sono sacri) ma la folla ci aveva ributtato a valle, c'era forte bisogno di comicità, non si poteva attendere oltre.
Ci tengo a precisare che la Piraccia si univa a noi per vivere questa esperienza per la prima volta  ma ho come avuto l'impressione che non fosse particolarmente elettrizzata all'idea. Con il senno di poi mi dico che, forse, avremmo dovuto facilitarle le cose e organizzarci in modo da non lasciarla seduta proprio di fianco alla Zoffoli che notoriamente al cinema passa la metà del tempo a chattare col cellulare e tu nel buio della sala ti ritrovi accanto il Faro di Alessandria (ribattezzato Faro di Alessandra) ma confesso che, presi da mille piccoli imprevisti, non ci abbiamo proprio pensato.

* Prima di procedere, un amichevole avviso a chiunque non abbia ancora visto le varie puntate della saga di Twilight (e per ragioni sue le voglia vedere): non proseguite a meno che non siate come mia mamma che legge prima la fine dei libri così dopo può continuare senza avere l'ansia di sapere come va a finire.
Tornando al film, concordo sul fatto che nella visione di qualsiasi opera lo spettatore gioca un ruolo fondamentale e deve metterci del suo (per esempio lavorando sodo sulla sospensione dell'incredulità); però quando quelli del casting remano contro, è veramente dura.
Facciamo un esempio: dopo averti martellato il cervello fino alla nausea con sta storia che i vampiri sono bellissimi perché devono attrarre le loro prede umane, ti trovi davanti questa neonata che è per metà vampiro e quindi dovrebbe essere perlomeno emi-gnocca, mentre invece pare la figlia dello Scrondo; di fronte a cotanta evidenza i dubbi spuntano come funghi e, dato che mater semper certa, ti scopri a scambiare occhiate significative con i vicini  mentre dal tuo pugno chiuso s'innalzano indice e mignolo nell'universale gesto. Chiaro che, a questo punto, tutta la tensione romantica è andata a farsi benedire e l'unico obiettivo dei minuti successivi è scoprire chi sia il vero padre della creatura, praticamente una puntata di Beautiful.
Riflettendoci però ti rendi conto che non è la prima volta che quelli del cast si fanno una canna, basta pensare al pater familias (Mr Cullen) il quale, a detta della protagonista, è l'uomo più bello mai comparso sul pianeta, peccato che poi abbia la faccia di Peter Facinelli il quale, lasciatemelo dire, sarà pure un bravo attore ma la coppa del super-fustacchione in questo universo non la vincerà mai.
E' in questi casi che si riconosce lo spettatore flessibile, quello che perdona lo scivolone e tiene duro, d'altra parte è anche vero che la riga da qualche parte la devi pur tirare e gli autori in questo caso non ti rendono le cose facili; nell'ultimo episodio infatti la trama prevede l'entrata in scena di molti vampiri accorsi in aiuto dei nostri eroi minacciati dai temibili Volturi (adesso guardate la foto e ditemi se non sembrano i fratelli poveri di Michael Bolton) solo che tra i marmorei soccorritori si annoveravano purtroppo alcuni parenti stretti di Cip e Ciop e a quel punto la sospensione dell'incredulità è ormai salpata a vele spiegate per i mari del Sud. C'erano pure il vampiro Diavolina che sparava fuoco dalle dita e quello che manipolava gli elementi creando pareti d'acqua, pareva quasi uno spin-off di X-Men, ma con dei truccatori un po' così.
Indimenticabile il momento eroticomico, quando l'uomo lupo di punto in bianco e senza alcuna motivazione logica si è tolto la maglietta (per mostrare i pettorali scolpiti, un'ormai consolidata tradizione della saga) e buona parte del pubblico è scoppiata a ridere, come se fosse stata in attesa proprio di quella gag.
Tra gli altri episodi degni di nota ricordiamo il gran finale con lo scontro vampiresco in cui la terra innevata si squarcia e al di sotto compare la lava incandescente, cosa che però non turba più di tanto la neve la quale persiste tenacemente in barba a ogni legge della fisica, mentre  i vampiri sul campo di battaglia cadono come le mosche, questa volta in barba alla trama del libro; per un attimo le quotazioni dello sceneggiatore schizzano alle stelle ma ovviamente non dura e si scopre che trattasi di una visione della solita vampira che vede il futuro ipotetico, un po' come quella volta che Pamela si sveglia e un'intera serie di Dallas finisce giù per lo sciacquone. Il chiaro e distinto movafangulo! che è risuonato in sala avremmo voluto dirlo tutti.
Non riuscendo a farmi coinvolgere dalla trama per i motivi di cui sopra, ho iniziato a pormi tutta una serie di domande a cui non ho trovato risposta: ma se sei un vampiro millenario, i capelli non ti crescono più? In quel caso, se ti mordono che hai un taglio di capelli che fa orrore te lo tieni per l'eternità? Alla faccia della dannazione, passare tutta l'eternità che ne so, col taglio di Dolly Parton. Certo che se vivi per secoli e secoli puoi anche investire qualche anno e andare a fare un corso professionale da parrucchiere così te li sistemi da solo, tanto cos'altro hai da fare?
La conclusione ha riservato anch'essa qualche perla: una volta sconfitti i cattivi il bello e la sua bella si ritrovano da bravi cuoricioni nel luogo romantico per eccellenza della saga: il prato in fiore. Immaginate l'atmosfera soffusa da sogno fatato, loro due soli, occhiate zuccherose in ogni dove. E' a questo punto che lei lo guarda sognante con gli occhi da Bambi e gli dice: "Ti faccio vedere una bella cosa".
Adesso ditemi voi: era proprio l'unica frase possibile? Nell'intero arsenale della lingua italiana non c'era un'altra opzione?


P.S. A riprova del fatto che viviamo in un mondo molto vario, l'Albertini a fine proiezione mi ha rivelato che la sua vicina di posto a un certo punto si è commossa.

lunedì 14 maggio 2012

Ascesa e caduta dell'acchiapparello nel cinema d'animazione giapponese

Nonostante il tempo da lupi, oggi pomeriggio siamo usciti sfidando le intemperie per andare a vedere Il castello nel cielo, film di animazione di Hayao Miyazaki. A prima vista non sembra ma trattasi di una vera e propria impresa dato che dalle nostre parti i film di animazione, oltre a essere proiettati in poche sale, quasi senza pubblicità, rimangono sullo schermo per un periodo limitatissimo quindi spesso non riesci neanche a sapere che un film è uscito e già l'hanno tolto.
Nel nostro caso invece, pur avendolo saputo per tempo, temevamo di non riuscire a vederlo perché (perlomeno nei cinema vicini a casa nostra) i film d'animazione giapponesi vengono quasi sempre proiettati solo la domenica pomeriggio, per una qualche misteriosa ragione, come se qualcuno pensasse che trattandosi di un cartone animato, possa interessare solo dei bambini. Ah, dì, siam messi così.

Questa volta un provvidenziale diluvio ha fatto saltare il concerto di Rico previsto per la domenica pomeriggio (per l'uso dell'aggettivo provvidenziale mi beccherò sicuramente un'infamata) e quindi, dopo un fitto carteggio via cellulare, alle 15.45 abbiamo varcato la soglia del cinema dove ci aspettavano la Ste, la Clodia, Paul e l'Ale.
Andare al cinema la domenica pomeriggio è sempre un terno al lotto perché rischi di trovarti circondata da bambini che fanno un casino allucinante, da quello che mi scappa la cacca, all'altro che voglio il gelato e via di questo passo; in questo caso invece mi ha sorpreso la tranquillità della sala, a parte l'occasionale vocina che chiedeva spiegazioni su quanto stava accadendo, il pubblico è stato quasi sempre silenzioso.
C'erano quindi tutte le condizioni per poter godere appieno di un film che è a tutti gli effetti una piccola gemma, che consiglio a chiunque, ovunque, a qualunque età.

Oddio, forse non proprio tutte le condizioni; la traduzione in italiano dei dialoghi (o forse l'adattamento successivo, non so) lasciava veramente molto a desiderare; è veramente difficile abbandonarsi a un mondo così fantastico se fatichi a capire cosa dicono i personaggi.
Mi chiedo quanti dei bambini che hanno visto con me il film sapessero il significato di "giocare all'acchiapparello". O forse è un'ignoranza solo nostra, magari nel resto d'Italia lo sanno tutti, boh.
Però c'è dell'altro: sentire una bambina (che si suppone sia cresciuta in mezzo agli yak) esprimersi come un libro stampato è una nota stonata e in qualche modo ti allontana dalla storia, per non parlare dei pirati (noti dotti) che, vedendo l'aeronave alzarsi in volo, urlano "Ascendono!"
O anche il cattivo che, prima di uccidere un suo complice, se ne esce con una roba tipo "Sono stanco di guardare la tua faccia di demenza".
Quello che ci ha lasciato perplessi è il fatto che io e Rico avevamo visto una precedente versione in dvd e nessuno dei due ricorda espressioni di questo tipo; ad esempio, per quanto riguarda la pietra protagonista del film, nella versione precedente si chiamava gravipietra mentre qui diventa l'aeropietra. Per carità, nessuna pietra dello scandalo, ma cosa volete che vi dica, a me piaceva più la prima.
Concludo in bellezza con "l'isola stante nel cielo" sempre a opera del cattivo.
L'impressione era che la traduzione in italiano l'avesse fatta qualcuno che la nostra lingua l'ha imparata solo sui libri (edizioni rigorosamente precedenti il conflitto del 15-18). La domanda è: ma prima di distribuire il film nelle sale, nessuno ha riascoltato la versione italiana? Perchè sarebbe bastato sentirla una volta, la perla del faccia di demenza.
Vorrei poter proseguire l'elenco delle assurdità ma purtroppo non ho avuto la prontezza di spirito di tirar fuori carta e penna, pur nell'oscurità della sala, quindi posso solo ricordare vagamente un ordunque o roba simile ma la memoria non mi assiste oltre.

Al di là di tutto, sono contenta di aver visto questo film sul grande schermo, è sempre un'emozione; e poi ti fa sorridere quando pensi che, nonostante demenze e acchiapparelli vari, il pubblico è rimasto inchiodato alla poltrona fino alla fine, inclusi i bambini. Altro che Pokemon.





P.S. Date un'occhiata al trailer.