Questo post è l'inevitabile conseguenza delle mie ultime scoperte circa le macchinazioni ordite negli ultimi tempi dai produttori e/o distributori di pane (vedi Non di solo pane vive l'uomo...) locali. Avendo scoperto un'evidente speculazione su un bene di prima necessità, ho deciso di ribellarmi e, dopo un'attenta ricerca sul web e la visione di alcuni tutorial, mi sono lanciata nel mondo della panificazione. Mi sono imbattuta in video che promettevano di insegnare a fare il pane senza sporcarsi le mani; ora, se non volete sporcarvi le mani, il mio consiglio è: comprate il pane dal fornaio. Il cibo va manipolato, non morde.
Ho deciso di iniziare senza troppe pretese con il tipo comune (che è poi quello che noi compriamo normalmente) senza tante aggiunte, se non un po' di lievito e sale.
Nella mia esplorazione dell'universo pane, ho raccolto qualche consiglio, che qui condivido più che altro per tirarmela e fare la parte di quella esperta.
Le cose sono andate più o meno così: ho misurato un quarto di litro d'acqua, tiepidina, e ci ho sciolto dentro 3 grammi di lievito di birra, poi seguendo le istruzioni di un video in cui l'autore rivelava il segreto di sua nonna (pare abilissima panificatrice), ho aggiunto un cucchiaino di miele e sciolto anche quello. Nel frattempo avevo messo 400 gr di farina nel robot e vi ho quindi versato il liquido intruglio. A quel punto, solo dopo un minuto, ho aggiunto il sale perché gli esperti mi avevano fatto due balle così che, se lo aggiungi prima, esso interferisce con il lievito.
Ho lasciato lavorare il robot per qualche minuto, poi ho rovesciato tutto sul piano di marmo e munitami di grembiule di sicurezza (quello con sopra l'effige di Titti, regalo di compleanno delle superiori, praticamente vintage), ho passato il successivo quarto d'ora a impastare l'ammasso.
Devo dire che se uno è stressato, questa cosa di impastare sempre allo stesso modo, sempre con lo stesso ritmo, finisce per essere molto rilassante. Alla fine ho messo tutto in una terrina e l'ho infilato nel forno spento, lasciandocelo tutta la notte (un totale di 14 ore di lievitazione).
In realtà avevo ipotizzato solo 12 ore di lievitazione ma, per rispettare il programma, mi sarei dovuta svegliare alle sei e di questi tempi la sveglia all'alba non è proprio cosa...
La mattina dopo, una volta fatta colazione, ho aperto il forno e tirato fuori l'ammasso lievitoso; per fortuna mi ero messa un promemoria, altrimenti l'impasto l'avrebbero trovato i miei pronipoti, questo sì, lievitato da dio.
Sono seguite un'ulteriore fase di lavorazione manuale e seconda lievitazione (un paio d'ore), dopodiché ho messo l'impasto in una teglia e l'ho infornato a 220 ° x 35 min circa.
Ultimi dettagli appresi in Rete:
1) collocare un bricco di metallo pieno d'acqua nel forno per non fare seccare il pane.
2) Non scollegare mai il cervello durante il processo, ne potrebbero derivare tragedie inenarrabili (per esempio, se non usate la carta da forno, dopo per pulire la teglia ci vuole l'idropulitrice).
Oh, ha funzionato! Dopo i suoi 35 minuti, con la cucina che profumava di buono, ho sfornato la mia pagnotta e l'ho messa a raffreddare su una griglia; nonostante non fosse cresciuta tanto (come darle torto, con 3 grammi di lievito!), osservandola sono stata presa totalmente alla sprovvista da un senso di profonda soddisfazione. Mi ha sorpreso perché cucino abitualmente, quindi il fatto di produrre cibo non è una gran novità; forse in questo caso la differenza stava nel valore simbolico del pane, nel fare il pane con le mie mani.
Non so bene perché ma sta di fatto che una decisione che avevo preso solo per protestare contro il rincaro dei prezzi, si è rivelata una gran bella esperienza.
E non oso immaginare le vette di felicità che raggiungerò quando le piante di pomodoro che ho piantato sul terrazzo (ne parleremo in separata sede) daranno i primi frutti e potrò farmi un crostino al pomodoro e basilico con il mio pane, il mio pomodoro e il mio basilico.
Prevedo un'estrema soddisfazione.
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martedì 26 giugno 2012
lunedì 4 giugno 2012
Non di solo pane vive l'uomo. D'accordo, però...
Qualche giorno fa sono andata a fare la spesa in un supermercato diverso dal solito; tutto è cominciato perché volevo testare il nuovo e tecnologicissimo distributore di benzina (ubicato proprio a fianco del supermercato) la cui apertura, a lungo osteggiata dalla concorrenza, aveva suscitato un certo clamore in città, anche e soprattutto visti i prezzi del carburante, decisamente convenienti.
Il dipendente in questione, probabilmente notando la mia espressione incredula (non dissimulo benissimo, devo ammetterlo) ha insistito per consegnarmi una copia del regolamento, copia che allego perché altrimenti uno non ci crede che stampino ancora della roba così. Soffermatevi per un attimo sull'elegante carattere lillipuziano in un sobrio e leggibilissimo color grigio chiaro, l'ideale per invogliare il cliente riluttante (si sa che quando c'è da leggere un regolamento l'entusiasmo non è proprio alle stelle).
Immagino gli anatemi che avrà sfoderato l'anzianotto medio (notoriamente presbite) di fronte a questo gioiellino.
Perdendo probabilmente qualche diottria e lanciando anch'io parecchie maledizioni, ho scorso i vari paragrafi, scoprendo così che la carta può essere legata solo al conto corrente di una banca con cui abbiano previamente stipulato un accordo. Nessun ostracismo contro la tecnologia quindi, solo un'incomprensibile limitazione del parco clienti, ma quelli son problemi loro e del loro illuminato management.
Visto il nolle prosequi contrattuale, ci ho messo una pietra sopra e mi sono concentrata sulla spesa. Il primo prodotto a colonizzare il carrello è stato una pianta di basilico, uno degli acquisti più a lungo meditati degli ultimi mesi (mica puoi prendere la prima pianta che capita, altrimenti addio pesto!). Mentre stavo passando davanti al reparto pane ho notato un cartello piuttosto vistoso; mi sono avvicinata per vedere meglio e ho letto la seguente comunicazione:
La cesta al centro dello scandalo era pressoché vuota, salvo un filone solitario. Ma cosa avrà di tanto speciale sto pane che fan le corse per comprarlo? La risposta saltava agli occhi dando una rapida occhiata agli altri tipi di pane in vendita. Non c'era niente che costasse meno di 2,80 euro al chilo. Quasi il triplo! E ti credo che la gente fa le corse! Il pane è una di quelle cose per cui al prezzo uno proprio non ci guarda, si dà per scontato che, essendo un bene di prima necessità, il prezzo sia calmierato. E invece, a guardare bene, c'era solo un tipo di pane da 1 euro (e neanche in gran quantità, a giudicare dalla cesta vuota e dal cartello), tutto il resto costava da tre fino anche a sei volte tanto. Ricordo che parliamo di un supermercato, non di una panetteria. Ho trovato un pane (di quelli ai tremila cereali più uno) a 6,20 euro al chilo e mi è venuto un dubbio: sono andata al banco della carne e ho dato un'occhiata ai prezzi: lasciando ovviamente perdere i tipi e tagli più pregiati, c'era il petto di pollo (in offerta) a 4,90 euro al chilo.
No dico, stiamo scherzando? C'è del pane che costa più della carne? Cos'è un'universo parallelo? Una candid camera? Uno dei segni dell'Apocalisse?
Sono francamente senza parole, non per il prezzo in sè ma per la crescente sensazione che qualcuno mi stia prendendo in giro. Qua non puoi distrarti un attimo che qualcuno tenta di svuotarti il portafogli! E non puoi neanche chiamare i carabinieri!
Il pensiero è tornato prepotentemente a quella macchina per fare il pane che volevamo regalarci un paio di natali fa ma che poi abbiamo sostituito con qualche dvd. Che sia il caso di riconsiderare?
P.S. Mentre facevo un giro per la Rete alla ricerca di un tutorial su come fare il pane in casa (che non si dica che non siamo un blog di servizio pubblico), mi sono imbattuta in nel video che vedete qui sotto; l'autore è vikyblu e il sito che lo ospita si chiama BRACCINO CORTO.
P.P.S. Il tocco del barattolo per sciogliere il lievito è notevole, fa molto Tom Cruise in Cocktail.
Dai racconti che avevo sentito mi aspettavo file chilometriche e attese interminabili e invece, nonostante ci fossero una decina di macchine in attesa, grazie alle otto pompe disponibili la cosa si è risolta in tempi piuttosto brevi.
A quel punto, visto che ormai mi trovavo lì, ho deciso di fare un po' di spesa e ne ho approfittato per andare al banco informazioni a richiedere la speciale tessera del supermercato che garantisce un ulteriore sconto sul prezzo della benzina; sfortunatamente, quando ho presentato l'IBAN al dipendente preposto, mi sono vista scacciare come una lebbrosa dalla frase "mi dispiace ma la tessera non si può fare con i conti online" che è un po' come dire "vendiamo solo in contanti perché delle carte di credito non c'è da fidarsi". Benvenuti nel 2012.
A quel punto, visto che ormai mi trovavo lì, ho deciso di fare un po' di spesa e ne ho approfittato per andare al banco informazioni a richiedere la speciale tessera del supermercato che garantisce un ulteriore sconto sul prezzo della benzina; sfortunatamente, quando ho presentato l'IBAN al dipendente preposto, mi sono vista scacciare come una lebbrosa dalla frase "mi dispiace ma la tessera non si può fare con i conti online" che è un po' come dire "vendiamo solo in contanti perché delle carte di credito non c'è da fidarsi". Benvenuti nel 2012.
Il dipendente in questione, probabilmente notando la mia espressione incredula (non dissimulo benissimo, devo ammetterlo) ha insistito per consegnarmi una copia del regolamento, copia che allego perché altrimenti uno non ci crede che stampino ancora della roba così. Soffermatevi per un attimo sull'elegante carattere lillipuziano in un sobrio e leggibilissimo color grigio chiaro, l'ideale per invogliare il cliente riluttante (si sa che quando c'è da leggere un regolamento l'entusiasmo non è proprio alle stelle).
Immagino gli anatemi che avrà sfoderato l'anzianotto medio (notoriamente presbite) di fronte a questo gioiellino.
Perdendo probabilmente qualche diottria e lanciando anch'io parecchie maledizioni, ho scorso i vari paragrafi, scoprendo così che la carta può essere legata solo al conto corrente di una banca con cui abbiano previamente stipulato un accordo. Nessun ostracismo contro la tecnologia quindi, solo un'incomprensibile limitazione del parco clienti, ma quelli son problemi loro e del loro illuminato management.
Visto il nolle prosequi contrattuale, ci ho messo una pietra sopra e mi sono concentrata sulla spesa. Il primo prodotto a colonizzare il carrello è stato una pianta di basilico, uno degli acquisti più a lungo meditati degli ultimi mesi (mica puoi prendere la prima pianta che capita, altrimenti addio pesto!). Mentre stavo passando davanti al reparto pane ho notato un cartello piuttosto vistoso; mi sono avvicinata per vedere meglio e ho letto la seguente comunicazione:
La cesta al centro dello scandalo era pressoché vuota, salvo un filone solitario. Ma cosa avrà di tanto speciale sto pane che fan le corse per comprarlo? La risposta saltava agli occhi dando una rapida occhiata agli altri tipi di pane in vendita. Non c'era niente che costasse meno di 2,80 euro al chilo. Quasi il triplo! E ti credo che la gente fa le corse! Il pane è una di quelle cose per cui al prezzo uno proprio non ci guarda, si dà per scontato che, essendo un bene di prima necessità, il prezzo sia calmierato. E invece, a guardare bene, c'era solo un tipo di pane da 1 euro (e neanche in gran quantità, a giudicare dalla cesta vuota e dal cartello), tutto il resto costava da tre fino anche a sei volte tanto. Ricordo che parliamo di un supermercato, non di una panetteria. Ho trovato un pane (di quelli ai tremila cereali più uno) a 6,20 euro al chilo e mi è venuto un dubbio: sono andata al banco della carne e ho dato un'occhiata ai prezzi: lasciando ovviamente perdere i tipi e tagli più pregiati, c'era il petto di pollo (in offerta) a 4,90 euro al chilo.
No dico, stiamo scherzando? C'è del pane che costa più della carne? Cos'è un'universo parallelo? Una candid camera? Uno dei segni dell'Apocalisse?
Sono francamente senza parole, non per il prezzo in sè ma per la crescente sensazione che qualcuno mi stia prendendo in giro. Qua non puoi distrarti un attimo che qualcuno tenta di svuotarti il portafogli! E non puoi neanche chiamare i carabinieri!
Il pensiero è tornato prepotentemente a quella macchina per fare il pane che volevamo regalarci un paio di natali fa ma che poi abbiamo sostituito con qualche dvd. Che sia il caso di riconsiderare?
P.S. Mentre facevo un giro per la Rete alla ricerca di un tutorial su come fare il pane in casa (che non si dica che non siamo un blog di servizio pubblico), mi sono imbattuta in nel video che vedete qui sotto; l'autore è vikyblu e il sito che lo ospita si chiama BRACCINO CORTO.
P.P.S. Il tocco del barattolo per sciogliere il lievito è notevole, fa molto Tom Cruise in Cocktail.
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