Il lunedì sera alla Vigna c'è sempre qualcuno che suona; nel lunedi in questione io e Farnedi eravamo lì per sentire il concerto di Honkeyfinger.
Appena arrivati c'è stata la solita trafila per trovare la tessera Arci, in questo caso dal mio portafogli è saltata addirittura fuori la tessera 2014, prontamente cestinata.
Al bar abbiamo chiesto quali bibite avevano e sentedo che c'era l'Ubuntu l'abbiamo ordinata per entrambi, tutto sotto lo sguardo incredulo della barista la quale non poteva capacitarsi che qualcuno conoscesse il marchio (evidentemente non aveva mai letto il mio post Maglie zebrate e pozioni vudù: incursione nell'Ubuntu mondo)
A introdurre Honkeyfinger c'era un apposito gruppo spalla; quando hanno iniziato a suonare è stato come se dei tizi si fossero avvicinati senza preavviso e mi avessero preso a ceffoni, c'era un volume che a parole non si arriva a descrivere: un volume da stadio in una zona grande quanto un salotto.
A un certo punto il chitarrista ha chiesto che gli alzassero la voce perché non la sentiva; purtroppo, il pensiero di abbassare tutti gli altri strumenti non l'ha nemmeno sfiorato. Intanto le nostre orecchie sanguinavano.
Assolutamente inspiegabile come questi soggetti potessero non accorgersi che noi del pubblico stavamo morendo, le nostre facce parlavano sa sole (principalmente credo fossero madonne).
La spiegazione ha tardato un po' a palesarsi ma alla fine, osservando attentamente il cantante, ho notato che quel poverino aveva l'anulare infilato in un cilindro trasparente, evidentemente durante la cena gli era rimasto incastrato il dito in una saliera e la pressione sanguigna comprimeva qualche nervo importante rendendolo temporaneamente inabile al pensiero razionale. Un peccato. Per noi.
Quando finalmente è arrivato il momento di Honkeyfinger, i volumi sono diventati molto più umani e a un certo punto (ci sono testimoni) il chitarrista si è girato e ha abbassato il volume.
"Quando un chitarrista abbassa il volume, lassù in cielo due angeli si abbracciamo" (l'ha detto Farnedi).
A circa metà concerto è iniziato un momento psichedelico, ed è in momenti come questo che ti rendi conto che non sei abbastanza drogata per apprezzare appieno la performance; in situationi del genere dovresti avere delle visioni, rincorrere ectoplasmi o vederti in triplice copia, invece io mi ritrovavo a pensare che dovevo restituire i libri della biblioteca entro l'indomani, pena cazziatone della bibliotecaria.
Evidentemente la psichedelia non è per tutti.
P.S. Questo articolo è stato scritto per la mia rubrica L'angolo dell'Estrema Riluttanza su Stonehand Express
Quella sera il dilemma era grave, la scelta tormentata: da una parte
Farnedi suonava con i Good Fellas a Campiano e per un attimo avevo
accarezzato l’idea di andare a vedere il loro concerto, principalmente
perché la serata a cui partecipavano era una di quelle Rock & Roll e
Cappelletti al Ragù e nessuno, nel pieno possesso delle sue facoltà
mentali, rinuncia senza riflettere alla possibilità di sbafarsi un
piatto di cappelletti al ragù rigorosamente fatti a mano. Dall’altra
però mi sono detta che per noi indigeni un buon piatto di cappelletti al
ragù è abbastanza facile da trovare quindi, dopo attenta riflessione,
ho gettato alle ortiche Campiano e le sue lusinghe gastronomiche in
favore dell’ex macello di Gambettola (ora noto semplicemente come 360) dove, a quanto mi aveva detto la Clodia, era previsto un concerto di Ettore Giuradei.
Eccovi una sommaria cronaca della serata: il trio Estrema-Clodia-Paul
è arrivato senza contrattempi in zona macello, peccato che poi ci sia
toccato girare un po’ per trovare parcheggio e che l’abbiamo trovato
parecchio lontano, con grande sconforto di coloro tra noi (non faccio
nomi) che erano vestiti cool ma un po’ leggerini. Io, pur avendo meno
problemi col freddo, essendomi imbottita come un panino di Poldo, non
avevo un look proprio scicchissimo, lo stile ricordava piuttosto da
vicino quello del mio benzinaio. Son scelte.
All’ingresso abbiamo dovuto fare la tessera dell’associazione 360 per
il 2012, e mi sono scoperta a compilare la scheda con grande cura,
facendo attenzione a scrivere tutto in modo che fosse leggibilissimo;
sospetto che la cosa avesse a che vedere con quelle 90 schede che mi era
recentemente capitato di dover mettere su file per l’associazione
culturale MicaPoco (di fronte a calligrafie che parevano encefalogrammi o
codici criptati, le maledizioni tagliavano l’aria, la mia personale
foresta dei pugnali volanti).
Appena messo piede nel locale abbiamo puntato decisi sul bar per
confortarci con un primo giro di beveraggi; purtroppo le cose non sono
andate proprio come previsto.
“Per me una cocacola”
“Mi dispiace, non la teniamo” la frase mi ha causato un pauroso flashback marchiato Pepsi (vedi Austin Powers, Mastrolindo e l’effetto Cecca),
da cui mi sono ripresa solo quando la barista ha aggiunto “Se vuoi
abbiamo una cola equosolidale, la UBUNTU”; mi sono fatta forza e sono
entrata (sia pur con qualche titubanza) nell’UBUNTU mondo. Nonostante il
nome da pozione vudù, a un primo timido assaggio la bevanda risulta un
po’ meno zuccherosa della cocacola e quindi decisamente più gradevole. A
volte il coraggio paga.
Il locale era già affollato e ho notato con una certa sopresa che
davanti al palco c’erano parecchie file di sedie; avendo già visto un
concerto di questo gruppo, mi era rimasta l’impressione di una band
molto vivace, di quelle che ti mettono l’adrenalina in corpo, mentre la
sedia per sua natura l’adrenalina la prende a badilate e la riduce al
silenzio, insomma un connubio non proprio ideale. Vabbè, così stavano le
cose, ce ne siamo fatti una ragione e ci siamo messi alla ricerca di
tre posti, solo per scoprire che gli unici tre posti disponibili erano
in prima fila, in bocca al palco e soprattutto proprio sotto le casse.
Evviva.
Dentro il locale faceva un po’ freddo quindi ho tenuto addosso il
giubbotto e devo dire che nel corso del concerto non mi è mai capitato
di pensare che avevo troppo caldo e sarebbe stato meglio togliermelo:
evidentemente i frequentatori del 360 sono gente temprata e virilissima
che spezza lastre di ghiaccio coi denti per fare la granita. Immaginate
la sorpresa quando ho visto il gruppo salire sul palco e mi sono resa
conto che erano tutti in maniche corte, il batterista aveva addirittura i
bermuda! In realtà non era un’idea così sballata, almeno per quanto
riguarda il cantante e il batterista che si muovevano continuamente,
l’unico dubbio mi è rimasto per il tastierista le cui possibilità di
movimento/riscaldamento erano fortemente limitate dall’ancora della
tastiera. Spero avesse la canottiera di lana. Già dopo i primi pezzi il cantante è apparso ai miei occhi come una
creatura ultraterrena, un essere mitologico capace di fare un intero
concerto indossando una camicia bianca sottilissima, senza la minima
traccia di ascella pezzata, cosa che aveva dell’incredibile, considerata
l’energia che metteva nella performance. Qualcuno ha ipotizzato che
avesse applicato all’interno della camicia dei salva ascelle (vedi foto
esplicativa a destra) ma mi sento di escluderlo con fermezza, la camicia
era talmente sottile che un’assorbente ascellare sarebbe stato
visibilissimo. Torno quindi alla mia prima ipotesi, l’uomo in questione
non è di questo mondo.
notare la maglia zebrata sulla parete a destra del cantante
La parete in fondo al palco era decorata da una serie di vestiti
cuciti insieme a formare una specie di arazzo; come spesso mi succede,
nel bel mezzo di un pezzo ho notato una maglia zebrata sulla parete
dietro il cantante. Era una maglia piccola piccola, l’avrei detta una
maglia da bambino (anche se non è che si vedano poi tutti sti bambini in
giro con maglie zebrate). In più il modello non era da bambino! Misteri
su misteri. La cosa mi ha perseguitato tutta la sera, ho ripetutamente
rotto le scatole alla Clodia con le mie elucubrazioni e solo grazie alla
sua smodata pazienza, unita a un autocontrollo che neanche Terminator,
ella è riuscita a non prendermi a botte.
Sfortunatamente, la mia posizione mi garantiva un’ottima visuale su
cantante e tastierista ma non sul batterista, la cui faccia era
completamente nascosta da un piatto della batteria; dico sfortunatamente
perché il batterista suonava con una foga e un entusiasmo pazzeschi e
mi sarebbe piaciuto molto poter vedere che espressioni si accompagnavano
a quelle performance.
Dopo qualche pezzo il cantante si è rinfrancato bevendo da un
bicchiere di plastica pieno di un liquido scuro e ovviamente il mio
primo pensiero è stato “Toh, anche lui beve UBUNTU”. Altrettando
ovviamente l’ho visto appoggiare il bicchiere a terra e proprio di
fianco a una bottiglia di vino rosso. Rassegnamoci, vivo in un mondo a
parte.
Preciso che il concerto nel suo complesso mi è piaciuto molto, anche
se non è mancato qualche isolato contrattempo, come ad esempio il
classico problema tecnico che costringe il fonico a correre sul palco
per sistemare le cose; in quel caso specifico, il mio piede è venuto a
trovarsi sulla traiettoria dello zelante professionista il quale, in
preda all’ansia, non si è minimamente accorto del massacro delle mie
falangi. Per fortuna la mia mise da benzinaio si accompagnava a un paio
di scarpe basse e chiuse, non voglio immaginare il trauma se avessi
indossato un paio di quelle scarpine con la punta aperta che vanno tanto
di moda adesso.
Del tutto inaspettatamente, a metà del concerto abbiamo assistito a
una performance estemporanea: una danzatrice si è avvicinata al palco e
ha iniziato a muoversi, immagino lasciandosi ispirare dalle canzoni del
gruppo. Vorrei poter dire qualcosa al riguardo ma io di danza non ne ho
un’idea, la mia grazia e leggiadria sono paragonabili a quelle
dell’ippopotamo della Lines; però devo ammettere che il nesso tra quella
musica e quella danza a me è proprio sfuggito. Fortunatamente dispongo
di un breve video che posto qui sotto; se guardandolo riuscite a
scoprire una qualche affinità e vi va di condividerla vi ringrazio,
così mi togliete dal buio dell’ignoranza. Per il video in questione
esprimo tutta la mia gratitudine alla Rinaldi e al suo telefono
supertecnologico che fanno cose precluse ai più (cioè a me).
A fine concerto la band si è congedata come da programma e immagino
sia stata una sorpresa e una gran soddisfazione l’essere richiamati a
gran voce sul palco per ben tre volte da un pubblico che pareva
seriamente intenzionato a far mattina ascoltando le loro canzoni.
Per me la sorpresa è arrivata invece la mattina dopo quando, aprendo
il frigorifero per prendere il latte, ho visto sul ripiano di mezzo un
sacchetto cuki gelo pieno di cappelletti al ragù che Farnedi mi aveva
portato in regalo. Anche queste son soddisfazioni.