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giovedì 8 maggio 2014

L'Uomo Criceto, Xena e le sorelle Pantene

eurovisionÈ un martedì sera e me ne sto accoccolata sul divano facendo zapping tra i canali del digitale terrestre quand'ecco che capito su Rai 4 e così, senza alcun preavviso, mi trovo ad assistere alla prima semifinale di Eurovision, uno di quegli eventi planetari che però in Italia non se lo è mai zuzzato nessuno.
La cronaca in italiano dell’evento è affidata al team di Caterpillar quindi ci sono tutte le premesse per una serata divertente.
Gli spettatori italiani inviano caterve di tweet che, pur comparendo in basso sullo schermo,  risultano illeggibili causa caratteri troppo piccoli però ogni tanto vengono letti ad alta voce e si rivelano delle vere perle.
Sfortunatamente la diretta è iniziata già da un po’ quindi i primi quattro concorrenti ce li siamo persi ma tra gli altri dodici c’è di che commentare:
a) La Russia è rappresentata da due gemelle bionde coi capelli intrecciati assieme che poco a poco si sciolgono, sembra una pubblicità di Pantene.
b) La concorrente della Moldavia pare sempre sul punto di dire “Io ti spiezzo in due” ed è vestita come una comparsa di Xena, oltre ad essere circondata da quattro ballerini vestiti color carne che si agitano e roteano follemente.
ukrainec) La tipa ucraina è un zinzinino vistosa ma la coreografia le ruba prepotentemente la scena per mano dell’Uomo Criceto (così battezzato da Caterpillar); trattasi di un individuo che, per motivi che ci sfuggono, corre all'interno di una ruota gigante e ovviamente nessuno ti si fila mentre canti se dietro di te c’è quest’uomo che rotola furiosamente, l’unico modo per batterlo sarebbe farti esplodere.
d) Dall’Islanda arrivano i Pollaponk, un gruppo coloratissimo che evidentemente non ha pagato il pizzo alla regia perché le loro inquadrature sono totalmente insensate, mentre subito dopo alla tipa dell’Azerbaijan con la sua trapezista lassù per aria fanno delle gran inquadrature ad effetto.
imagese) Susy del Portogallo si presenta con un body color carne e rosso fuoco che la fa sembrare una pattinatrice olimpica. Enormi tamburoni alle sue spalle, ballerini con canotta a rete e percussionista ossigenato, a torso nudo e tatuato ovunque. Una cosina raffinata.
f) Dall’Olanda arriva un duo che secondo quelli di Caterpillar è troppo ricercato; sicuramente arrivando dopo il percussionista a torso nudo chiunque sembrerebbe un lord inglese. Si mormora e tweetta che il pezzo sia un plagio di every breath you take; come in ogni concorso che si rispetti, l’ombra dello scandalo è sempre in agguato.
g) Arriva il concorrente dell’Ungheria accompagnato dalla presentazione esperta di quelli di Caterpillar: un bonazzo mica da ridere.
Uno degli aspetti che ho apprezzato di più in questo concorso è stato l’assenza degli interminabili siparietti con i vip tra una canzone e l’altra (vedi San Remo), la musica (bella o brutta) era sempre al centro della scena. Quelli di Caterpillar celebravano il fatto che la presentatrice non sparisse ogni tre minuti a cambiarsi l’abito (vedi sempre San Remo) però in questo caso, vista la coccardona che la tipa aveva su una spalla, forse UN cambio l’avremmo apprezzato.
Il più frequente visitatore della serata è stato l’effetto vento, che ha fatto la sua comparsa in quasi tutte le performance; confesso che in alcuni casi l’avremmo preferito molto più forte, tipo Bora, avrebbe liberato il palco più in fretta.

P.S. Alla fine della fiera confesso che mi sono divertita un sacco: più Eurovision per tutti!

P.P.S. Questo articolo è stato scritto per la mia rubrica L'angolo dell'Estrema Riluttanza su Stonehand Express

lunedì 9 luglio 2012

La lunga notte di Musicultura: aromi, sfogliate e strani rimmel

L'arrivo a Macerata è stato abbastanza indolore, nonostante trenitalia e il trenino a carbone della tratta Civitanova-Macerata, dove ovviamente l'aria condizionata non esiste e il 15 giugno tutto è sudore.
L'appuntamento era in piazza a Macerata per un aperitivo e, su consiglio della Cesca che è del luogo, ci siamo fermati in un posticino che aveva i tavolini all'aperto; quando sono venuti a prendere l'ordinazione, non avevo voglia di starci a pensare tanto, sono andata sul sicuro chiedendo una cocacola; solo a quel punto la signora ci ha informati che eravamo seduti ai tavolini di un'enoteca dove la cocacola era bandita (solo quella, c'erano altre bibite scicchissime e aromi a profusione). Le decisioni affrettate non sono il mio forte, ma in fondo mica dovevo donare un rene, ho rotto gli indugi e scelto un'acqua tonica che mi hanno detto essere agli aromi del mediterraneo (olive? Pomodorini secchi? Origano? Sardine?) e che in effetti non era affatto male (mica capito che aromi ci fossero, però). Di lì a poco ci hanno raggiunto Lorenzo e l'Elisa e, dopo aver ritirato i biglietti, i musici se ne sono andati per la loro strada mentre noi, salutata Cesca, ci siamo spostate verso lo sferisterio; prima però ci siamo guardate intorno alla ricerca di qualcosa da mangiare perché i musici avrebbero avuto il loro vippissimo buffet ma noi della plebe mica potevamo stare senza cena!
Speravamo in un bar che vendesse pizzette al taglio ma, avendo non più di cinque minuti, ci siamo accontentate di qualche pasta sfoglia ripiena e via verso l'ingresso. Quando siamo arrivate, i cancelli erano ancora chiusi e una piccola folla aspettava paziente davanti all'entrata. A guardarli bene sembravano gli invitati a un matrimonio che aspettano l'uscita degli sposi dalla chiesa: vestiti lunghi, tacchi stratosferici e un quantitativo non indifferente di paillette. E noi eravamo lì coi nostri sacchettini di carta con dentro la cena, cena che avremmo poi consumato comodamente sedute ai nostri posti, sotto gli occhi increduli di una signora in fondo alla fila con una pettinatura che aveva richiesto come minimo il progetto firmato di un ingegnere.
A quell'ora era ancora giorno pieno quindi abbiamo consumato il nostro frugale pasto ammirando il tramonto e gli stormi di...robi pennuti che volavano sopra le nostre teste. Non azzardo alcuna ipotesi su cosa fossero, escludo giusto fenicotteri e dodo.
L'atmosfera era resa ancora più bucolica da una colonna sonora composta da suoni, come dire, naturali: fronde mosse dal vento, cinguettii, acqua che scorre, roba così; peccato che a intervalli regolari detti cinguettii si facessero sempre più forti, sempre più striduli, rendendo la citata atmosfera assai inquietante.  Hitchcock avrebbe apprezzato.
Poco a poco lo sferisterio è andato riempiendosi (per fortuna c'era anche gente vestita normale) ed è stato veramente spassosissimo osservare le persone mentre cercavano i propri posti, o meglio, mentre seguivano le maschere che li portavano ai posti assegnati, erano pochi quelli che osavano avventurarsi da soli alla ricerca dell'ambita poltrona. Dico poltrona per modo di dire, le sedie ricordavano più quelle del cinema della parrocchia, quelle che ti ricordano che sei lì per assistere a un evento di un certo livello, non per stare comoda. E in effetti si riconosceva subito il veterano dello sferisterio dal cuscino che appoggiava prontamente sul sedile e, in alcuni casi, dalla copertina di pile che teneva astutamente a portata di mano. Ovviamente la mia esperienza si limita al pubblico intorno a noi, magari in altre zone erano più baldanzosi...
Le maschere correvano a destra e a manca per sistemare tutti e, se da una parte non potevi fare a meno di ammirare il miracoloso equilibrio di quelle ragazze che riuscivano a spostarsi rapidissimamente sul ghiaino, pur indossando il tacco a spillo, dall'altra ti veniva da chiederti se tutti sti spilli fossero proprio necessari, se non sarebbe stato più prudente un sandalo, (se troppo plebeo, anche uno incrostato di piume o strass).
In più di un'occasione abbiamo osservato la maschera indicare i posti assegnati alle varie persone con l'ausilio di una pila; ahimè, il pur apprezzabile tentativo sarebbe risultato indubbiamente più efficace se solo fosse stato buio.
L'inizio dello spettacolo era previsto per le 21 ma ovviamente è slittato, e per fortuna, visto che la gente ha continuato ad arrivare anche a spettacolo iniziato, alcuni addirittura alle 21.40! E ovviamente questi galantuomini & gentili signore avevano i posti centrali, quelli che si deve alzare tutta la fila per farti passare. Li avranno maledetti fino alla settima generazione.
Alla fine se dio vuole lo show è iniziato e, la canzone scelta come sigla di apertura francamente mi ha spiazzato: a un festival che celebra la canzone d'autore italiana si accetta di tutto (de gustibus...) ma che almeno sia in italiano! La canzone in questione era in spagnolo, cantata da Mercedes Sosa. Immagino ci sarà stato un motivo ma noi da fuori non l'abbiamo proprio capito.
Ovviamente, trattandosi di un evento istituzionale, ci sono toccati  sindaco e assessore alla pesca con i loro discorsi ufficiali (mi sembrava di stare lavorando) e alcuni vipsss seduti tra il pubblico con cui Frizzi (presentatore ufficiale della serata) chiacchierava amabilmente a intervalli regolari. Momento di comicità involontaria mentre Frizzi parlava col sindaco: si avvicina il fotografo per le foto di rito ma il povero non si accorge di trovarsi esattamente davanti alla telecamera collegata ai tre maxi schermi per cui in video ci appaiono Frizzi da una parte, il sindaco dall'altra, e in mezzo il fotografo che sembrava scattasse una foto a noi del pubblico. Cheese!
I quattro artisti in gara si sono succeduti nell'ordine prestabilito, una canzone per uno, breve intervista e via; subito dopo è arrivata Noemi e ha cantato una canzone che ci ha rivelato essere stata composta da due bravissimi cantautori; peccato che si sia dimenticata di farne i nomi, costringendo Frizzi un paio di minuti dopo a infilarli nel discorso un po' di contrabbando. Quando l'ho sentita dire "la seconda canzone che canterò..." il mio primo pensiero è stato Oh, perché lei non ne canta una sola come gli altri? , evidentemente mi ero fatta coinvolgere un po' troppo dalla gara.
Nella seconda parte della serata è salito sul palco Francesco De Gregori per un mini concerto, concerto che ha concluso con (tra le altre) un'insolita versione di Rimmel con protagonista un'ukulele. La scelta del ritmo secondo me non è stata proprio felice, m'è parso un po' troppo vivace e allegro, non certo in tono con il testo malinconico della canzone. Ovviamente qualcuno mi ucciderà per quanto detto ma, cosa volete, voglio una vita spericolata.
Interrompiamo brevemente il resoconto per un dettaglio fashion: al momento di fare la borsa mi era stato detto di portarmi un giubbotto perché a Macerata la sera faceva freschino ma, la mattina della partenza, per motivi che non illustro perché farei la figura della pipiloca, mi ero ridotta a dover fare la borsa in soli dieci minuti quindi al momento di prendere il giubbotto avevo all'incirca un nanosecondo e ho inevitabilmente afferrato la cosa a me più vicina per poi volare in stazione. 
Peccato che la cosa a me più vicina fosse il giubbotto che uso quando vado a correre, un robo color verde mare che mi fa sembrare un ausiliare del traffico o un posteggiatore, non proprio la scelta più chic del mio guardaroba. Se non altro aveva il vantaggio di potersi appallottolare in borsa ma, una volta estratto, ricordava uno di quei papiri egizi che vedi esposti nei musei.  Durante tutta la seconda parte della serata quella sadica dell'Elisa, messa a parte dello spiegazzato segreto custodito nella mia borsa, ha tentato con ogni mezzo di farmi indossare l'acquamarinica oscenità, fingendo di rabbrividire e chiedendomi in continuazione se avevo freddo e, per un attimo, se non altro per non darle soddisfazione, avevo accarezzato la possibilità di non doverlo indossare, con i piedi al calduccio in scarpe e calzini si stava decisamente bene; non avevo però messo in conto che la serata si sarebbe protratta per diverse ore e quindi alla fine, vedendo che non si finiva mai e la temperatura calava, ho scelto la prudenza e indossato Sua Stropicciosità. Non oso neanche immaginare cosa avrà pensato, vedendomi,  la famosa signora seduta in fondo alla fila, sempre che quel metro cubo di capelli non le avesse già definitivamente compromesso le funzioni cerebrali.
Quando ormai si cominciava a valutare la possibilità di una chiamata anonima con allarme bomba per porre termine forzatamente all'evento (erano le 00.30, mettetevi nei nostri panni e pensate a quelle sedie), dopo un'ultima performance di Enzo Avitabile, la serata si è finalmente conclusa, questo sì, senza troppe soddisfazioni per il Farnedi fan club. Ma, come ha scritto l'Alberta in un suo commento alla notizia su facebook: quel che non è, sarà.


P.S. Questo articolo è stato scritto per la rubrica L'Angolo dell'Estrema Riluttanza su Stonehand Ex Press

domenica 5 febbraio 2012

Bombette, pesci rossi e colour palette: uno sguardo diverso su Musicultura

In realtà per l’articolo di oggi avevo progettato qualcosa di molto diverso; sarebbe stata la cronaca del primo appuntamento con Across the Movies, la rassegna di film musicali che ogni anno ci scalda l’inverno, quaggiù in quel di Cesena. Sfortunatamente però in questi giorni è arrivato in visita l’Armageddon e siamo stati sepolti sotto tonnellate di neve, quindi mi son trovata un aggiornamento su facebook che annullava la serata, spazzando via in un colpo solo i miei progetti e le mie speranze, neanche fosse neve che ostruisce il vialetto.
Cosa fare? Aspettare il film della prossima settimana? Mi scocciava non poco ma non vedevo alternative. A togliere le castagne dal fuoco ci ha pensato involontariamente Farnedi che, vista l’impossibilità di metter piede fuori di casa, mi ha proposto di seguire in streaming le selezioni del concorso di Musicultura 2012. In condizioni normali, dopo cinque minuti di siffatto spettacolo io in genere me la batto, metaforicamente parlando, aprendo un libro o accendendo il pc, in questo caso invece ho deciso di immolarmi per la causa.
Ci siamo organizzati in modo da concludere la cena prima delle 21 (non è bello che, mentre c’è l’artista che canta, tu pubblico stia sbranando costine di maiale) e quando mancavano ancora cinque minuti all’ora X, eravamo già in salotto in assetto di guerra. Farnedì ha acceso il pc e mi ha detto che tutto sembrava funzionare bene, al che mi son seduta sul divano pronta all’estremo sacrificio ma ecco che l’uomo mi scatta in piedi e corre di sotto a prendere non so cosa perché vuole collegare il computer allo stereo. Ho fatto presente che il pc ha le sue casse ma avrei dovuto saperlo: l’artista non sopporta che l’audio sia meno che perfetto e, se a noi del popolo sembra che si senta bene, si può sta sicuri che da qualche parte c’è un musico rannicchiato che si contorce dal dolore all’udire simili accozzaglie di ragli. Fortunatamente, dopo aver armeggiato per un po’, si è dichiarato soddisfatto, salvo poi alzarsi ogni tre per due e trafficare intorno al computer, per sistemare dio-solo-sa-cosa.
A dare l’avvio ufficiale alla serata ci ha pensato la giuria, peccato che la telecamera fosse alle loro spalle, quindi noi sentivamo questa voce misteriosa e vedevamo solo una fila di nuche, una addirittura con colbacco. Primo dubbio: sarà mica saltato il riscaldamento?
Il primo artista in gara era Luigi Mariano che ha fatto il suo ingresso andando a sedersi al pianoforte. Non so voi ma a me quando uno si siede al pianoforte mi vien sempre da pensare che stia per fare qualcosa di epico; in questo caso l’effetto era ulteriormente rafforzato dal pianoforte che era a) a coda e b) nero. L’epicità si è un po’ indebolita alla vista di una custodia di basso e un’altra di contrabbasso, dimenticate sul palco e ben visibili sulla destra. Son cose che ti distraggono e incrinano un po’ l’atmosfera. Per non parlare dei fotografi che saltano fuori come funghi. Capisco che le telecamere sono fisse però, se mentre sei lì che ascolti la canzone struggente ti salta fuori il fotografo acquattato dietro la schiena del cantante, con un obiettivo lungo come un braccio, oppure lo vedi che tenta di nascondersi dietro la gamba del pianoforte, ti vien da ridere e tutto quello struggersi va a farsi benedire. Un esempio su tutti: mentre inquadravano l’artista al pianoforte ho visto una roba tonda e gialla sopra il piano, inizialmente pensavo fosse una di quelle percussioni strane fatte con le zucche, magari abbandonata da uno dei batteristi, poi si è mossa rivelandosi essere la testa glabra del fotografo. Son momenti difficili.
La seconda canzone di Mariano verteva sul singhiozzo e lui in effetti “singhiozzava” a intervalli regolari, cosa che inspiegabilmente mi ha fatto venire una gran ansia, come se mi mancasse il respiro. Dovrò far revisionare la valvola dell’empatia.
Alla fine dei tre pezzi l’artista ha risposto alle domande della giuria ma era difficile prestargli la giusta attenzione, visto quello che stava succedendo alle sue spalle: alcuni eroici tecnici correvano come matti per sbaraccare il palco e preparare la scena per il gruppo successivo, montaggi e smontaggi a velocità da pit stop.
La seconda a salire sul palco è stata Caterina Tancredi o, come ha precisato nella sua presentazione, Catecatù, (eccellente l’impatto cromatico della sua colour palette coloratissima, sono anni che vedo gente che pare vestita di nebbia). Non so se ho sentito male ma mi è parso di capire che il batterista avrebbe suonato il tombolo e, anche guardandolo, pareva proprio aver in mano un tombolo. Duole non aver potuto approfondire l’indagine per capire da dove saltava fuori sto tombolo, se l’usava qualcuno in famiglia (non come percussione, come tombolo) o l’avevano scoperto per caso (come percussione, non come tombolo).
Al momento delle domande, uno dei membri della giuria ha osservato che lei swinga un po’ pochino; la sottoscritta, seppur brancolante nella più completa oscurità, si è guardata bene dal chiedere spiegazioni a Farnedi, onde evitare una lectio magistralis sull’importanza dello swingare nelle varie epoche. A volte, la migliore musica è il silenzio.
Il terzo gruppo, Rashomon, ostentava un look vagamente “sette spose per sette fratelli” ma sbiadito, come dopo un lavaggio sbagliato. La loro è stata un performance molto energica, ha coinvolto anche un pianoforte giocattolo, anch’esso nero come la sua mamma che aveva suonato poco prima con Luigi Mariano. A un certo punto il batterista è rimasto in canottiera e mi auguro per lui che i miei dubbi sulla temperatura all’interno del teatro fossero infondati, altrimenti lo aspettava uno di quei mal di pancia fulminanti che non fanno prigionieri. Ripensandoci, però, mi sembra di ricordare che al momento delle domande avesse una certa fretta di scendere dal palco, quindi chissà.
All’inizio del terzo pezzo, il cantante è uscito di scena per poi tornare con bombetta e pelliccia bianca maculata, un po’ protettore-style; la bestia morta però è finita ben presto sul pavimento perché non è che si possa fare quel genere di musica incazzereccia impellicciati come la casalinga di Voghera, la coerenza innanzitutto.
Arrivati al question time con la giuria, gli altri se ne sono andati e il batterista ha spiegato che avrebbe risposto lui alle domande perché il cantante non parla mai in pubblico. Secondo me, il gran rifiuto del cantante non è stato particolarmente apprezzato dai giurati, soprattutto perché i testi li aveva scritti lui e quindi la cosa tagliava le gambe a qualsiasi domanda al riguardo. A sostegno della mia ipotesi cito due espressioni usate dai membri della giuria: il cantante non parlante e la controfigura. Vetriolo a volontà.
Quarto artista è stato Vincenzo Scruci – una performance forse più teatrale che musicale (quando è entrato mi sembrava vestito da mimo); l’avversa fortuna gli ha messo i bastoni tra le ruote quando, alla fine del pezzo, dopo aver gettato in aria una manciata di coriandoli, ha tentato di lanciare delle stelle filanti con un soffio ma queste han puntato i piedi e son rimaste lì dov’erano.
Ultimo gruppo in gara: Family Portrait. Erano tanti, compresi due violini e una viola, il palco è sembrato all’improvviso piccolissimo. Anche loro hanno usato un piano giocattolo, però candido. Sempre nell’ottica di una rigorosa analisi ritmico-armonica, è doveroso menzionare il cappellino verde acqua della cantante, nonché l’aimè trascurato look della sezione archi che, pur nella sua coerenza cromatica, mancava a mio avviso di una visione d’insieme.
Giunto il momento delle domande, il gruppo è rimasto compatto sul palco e la cosa non mi è dispiaciuta, non è bello mandare uno da solo nella fossa dei leoni, con tutti quei professoroni seduti dietro i banchi, in più chi è sul palco ha le luci in faccia e non vede da dove arrivano gli attacchi, sembra un interrogatorio in piena regola. In una delle prime domande parlavano di suonare a click e stavolta non ho avuto via di scampo, mi è toccato chiedere al madrelingua; è partita una disquisizione di quelle coi fiocchi, interrotta solo grazie all’annuncio dell’imminente assegnazione del premio Sisme (sia lode ora e sempre).

il batterista e il suo acquario
A questo punto, prima di concludere mi permetto un’esternazione: quello che ha avuto l’idea di circondare la batteria con delle lastre di plexiglass lo dovevano infilare in un sacco e spedirlo alle Galapagos per posta ordinaria; so che c’è un motivo preciso (figuriamoci se Farnedi non me l’ha illustrato non appena ho sollevato l’obiezione), ma vedere questi poveri batteristi che paiono pesci rossi nell’acquario…

E così, tra un coriandolo e una pelliccia, siamo arrivati al termine della serata, manca solo l’assegnazione del premio Sisme per la miglior performance. Sarebbe l’occasione buona per fare una bella scommessa (magari un pacchetto di patatine light dell’Eurospin) ma , dato che io e Farnedi punteremmo entrambi su Rashomon, non avrebbe molto senso…
Non potete immaginare la soddisfazione provata, né l’orgoglio per la nostra lungimiranza, quando hanno dichiarato che il vincitore del premio Sisme era Vincenzo Scruci
Si vede che siam degli intenditori.

P.S. Ho trovato le foto degli artisti sulla pagina facebook di Musicultura, non ho però trovato il nome del fotografo che le ha scattate, se qualcuno lo sa può scrivermelo in un commento qui sotto, grazie :)

P.P.S. Questo articolo è stato scritto per la rubrica l'Angolo dell'Estrema Riluttanza su stonehand.it: http://www.stonehand.it/wordpress/?cat=271