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mercoledì 2 luglio 2014

Fendi alla Notturna di San Giovanni

Per la Notturna di san Giovanni di quest'anno (per la passata edizione vedi Gli Dei sorridono sulla Notturna di San Giovanni, io meno) io e Rico avevamo deciso di prendercela comoda e camminare, anche perché considerando la mia velocità di corsa e il ritmo da bersagliere che mi tocca tenere quando vado a camminare con lui, non ci avremmo messo molto più tempo dello scorso anno...
Sfortunatamente con l'approssimarsi del D-Day l'evento stesso è parso a rischio, vittima della furia degli elementi che secondo le previsioni meteo si sarebbero abbattuti su quel fine settimana, affogando in ettolitri di pioggia qualsiasi buona intenzione podistica. E in effetti la sera prima della gara Madre Natura aveva dato ragione al colonnello Bernacca, sfoderando il meglio del proprio repertorio: tuoni, fulmini e piogge torrenziali. 
Immaginate la mia sorpresa quando il mattino dopo, nonostante avesse rinfrescato, i miei occhi si sono aperti su un cielo limpido e un sole splendente; di fronte a tanto ben di dio ho pensato Carpe Diem! e sono andata a fare una corsetta, sai mai che le previsioni ci azzeccassero per la serata, mandando a monte la Notturna... 
Sfortunatamente non avevo considerato che, anche se preceduto da una notte di diluvio, il sole di giugno si riprende in fretta e già dopo un quarto d'ora sudavo abbondantemente e la testa sembrava andarmi a fuoco. Sono riuscita a resistere per trenta interminabili minuti, dopodiché a malincuore ho gettato la spugna (in realtà ormai la spugna ero io).
Neanche a dirlo, non è caduta neanche una goccia di pioggia in tutto il giorno.
All'ora X siamo partiti per la nostra camminata con una formazione composta dalla sottoscritta, Rico, la Clodia e Tommasoni; abbiamo affrontato il percorso in modo molto rilassato, eccetto in quei cinque minuti in cui siamo stati travolti dalle centinaia di corridori della competitiva che ci hanno superato, sfrecciando intorno a noi come mustang e costringendoci a trovare rifugio dietro una colonna per non venire travolti dalla mandria impazzita.
La camminata è stata molto piacevole, la vista dall'Abbazia del Monte al tramonto era splendida ma confesso che la mia attenzione a quel punto era focalizzata su ben altro: davanti a noi c'erano due tizie che avevano portato il concetto di Bella Figheira a livelli impensabili: dovendo scegliere l'abbigliamento più adatto alla camminata (seppure di soli 6 km includeva varie salite piuttosto ripide), una delle due aveva optato per una maglia obliqua che cadeva lasciando tutta una spalla di fuori, i capelli raccolti in stile Nicollette Sheridan anni 80 e, udite udite, una borsa di Fendi che teneva orgogliosamente al braccio con la tipica inclinazione dell'arto che contraddistingue chi non è mai stata sfiorata dal pensiero che le braccia siano più che semplici attaccapanni per borse griffate.
Vedendo che la nostra squadra, distratta dalle chiacchiere, aveva visibilmente rallentato l'andatura, ho fatto loro presente che per me potevano anche fermarsi a fare le capriole sul prato ma noi la camminata non potevamo finirla dietro la Bella Figheira con la borsetta. Una degli standard minimi li deve avere.
Mi tocca ammettere che la tipa in questione prendeva molto sul serio il suo personaggio: il braccio è sempre rimasto ad angolo retto, abbassandosi solo per brevi istanti, uno dei quali purtroppo proprio mentre io cercavo di scattare una foto per documentare la situazione. Mannaggia.
Verso la fine del percorso, mentre affrontavamo l'ultima ripidissima salita invocando a intervalli regolari uno ski-lift o uno spritz, siamo stati superati dai cyborg della competitiva i quali, oltre ad aver per-corso una distanza doppia rispetto alla nostra, correvano su per la salita senza fare una piega. E pensare che da fermi sembravano terrestri come noi.
A fine corsa siamo andati a ritirare la maglietta premio ed è stato quello il momento più difficile di tutta la giornata: da una parte in questi casi è meglio andare subito al ritiro t-shirt, così non si rischia di arrivare quando l'unica taglia rimasta è la XL come mi successe l'anno scorso; dall'altra parte per ottenere una M devi farti strada in mezzo a una marea di braccia spalle e schiene tutte sudatissime e sempre in movimento per cui solo Mandrake riuscirebbe a evitare di farsi toccare. Quando esci ti sembra di essere stata attaccata da un branco di lama e leccata a morte.
Forte dell'esperienza acquisita mi sento di pronosticare che l'anno prossimo invece di correre allestiremo un chioschetto lungo il percorso e ci arricchiremo servendo Spritz ai partecipanti assetati. 




sabato 14 giugno 2014

Meteo, meteo delle mie brame

Sono in piedi davanti alla porta-finestra della cucina e osservo il panorama con aria meditabonda; all'origine della mia aria meditabonda sta il fatto
che ho davanti un cielo turchino costellato di allegre nuvolette bianche e illuminato da un sole che picchia come un fabbro ferraio.
La cosa in sè non sarebbe grave, se non fosse che da circa una settimana sui vari siti meteo ci sgardellano gli zebedei annunciando un fine settimana da Armageddon a cui neanche Noè potrebbe sopravvivere; ieri ho controllato i siti meteo diverse volte e mancava solo l'icona della tromba d'aria.
Tocca ammettere che i signori colonnelli del meteo di questi granchi ne prendono spesso (dopotutto sono previsioni) ma, negli ultimi anni, mi pare che le cose siano andate sensibilmente peggiorando.
Questa constatazione mi fa tornare alla memoria una barzelletta che mi raccontò mio babbo anni fa e che pare fare proprio al caso nostro:
Un gruppo di meteorologi britannici si reca in visita alla super stazione meteo italiana, recentemente rinnovata con l'apporto di nuovi programmi software e di una centrale di elaborazione sofisticatissima; per tutta la giornata un collega italiano, il Professor Mario Rossi, li guida da un ufficio all'altro, illustrando le varie procedure utilizzate, i processori, le tecniche di rilevazione, i programmi di elaborazione e così via.
A fine serata, durante la cena organizzata in onore dei colleghi stranieri, uno dei meteorologi britannici, Mr Brown, si avvicina al collega italiano e gli sussurra con fare cospiratorio:"Ma alla fine, grazie a tutte queste nuove tecniche....quante volte ci azzeccate?" Mario Rossi gli risponde tenendosi sul vago:"Beh, dipende anche dalle stagioni, poi non sempre le rilevazioni sono accuratissime..."poi però, vedendo che il collega britannico inizia a spazientirsi, cede e vuota il sacco "Le previsioni corrette si aggirano intorno al 35%". 
Mr Brown lo guarda sorpreso e chiede "Ma allora perché non dite il contrario?"

Effettivamente, ce lo stiamo chiedendo tutti.

giovedì 17 maggio 2012

La Cantinata 2012. E adesso può anche finire il mondo.

E finalmente anche quest'anno è arrivata: quando ormai la davamo per persa e ci eravamo rassegnati a un 2012 zoppo, incompleto, ecco arrivare la comunicazione sulla bacheca facebook della Ciana: l'ormai celeberrima cantinata chez Ciana e Livio veniva annunciata per sabato 12 maggio.

La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno perché di solito detto evento ha luogo in periodo invernale (generalmente in area pre o post natalizia) e quest'anno, non avendo ricevuto convocazioni in quel periodo, ci eravamo mestamente ritirati in un angolo a strapparci i capelli e ululare sconsolati.

La Cantinata in questione è una serata che da anni la Ciana e Livio organizzano nella loro cantina insieme a un gruppo di amici volonterosi per raccogliere denari da donare in beneficienza; noi lavativi invece andiamo, ci sbafiamo il mondo, ci divertiamo a pacchi, lasciando però la nostra offerta per mitigare il senso di colpa.
Quest'anno l'organizzazione scelta come destinataria della donazione era Amnesty International.

Ovviamente, appena ricevuta la lieta novella  su facebook sono andata a sentire come era messo Rico il 12; il fine settimana è sempre difficile che l'uomo sia libero dal lavoro però negli ultimi due anni eravamo stati fortunati quindi ho incrociato le dita e anche stavolta è andata bene: suonava il sabato e la domenica prima, il sabato e la domenica dopo, la domenica 13 ma il sabato 12 era libero come l'aria. Evvai.

Una volta confermata la nostra presenza alla soirée, si è presentato un altro problema: uno degli elementi caratteristici di una cantinata che si rispetti è il buon vino ed è quindi praticamente impossibile uscirne con un tasso alcolemico in linea con le norme vigenti in materia di guida e alcol (dopo due bicchieri io sono fuori di sicuro). Dato il mio proverbiale livello di jella, se appena bevessi due dita in più e osassi avviare la macchina in una strada deserta, di sicuro si materializzerebbe una pattuglia della polizia stradale con tanto di macchinino per il test. Essendo poi che se superi di 0,01 la soglia di 0,50 ti ritirano la patente per tre, dico TRE, mesi (per non parlare dei 500 euri di multa, degli esami del sangue e del corso obbligatorio su alcol e guida), non mi pareva il caso di andare in cerca di guai.
Dopo attenta riflessione abbiamo deciso di lasciare a casa l'auto e andare in bicicletta (una pedalata di mezzora, niente di proibitivo); purtroppo però, con l'avvicinarsi della data le previsioni meteo si sono fatte sempre più fosche e tendenti al bagnato. Scartata l'ipotesi di andare in macchina e poi dormire nella stessa (a parte la scomodità della cosa e l'effetto barbone, appena c'è luce io mi sveglio e non avrebbe molto senso andare a letto alle due per poi svegliarsi alle 5.30), ci siamo affidati al destino e a un buon ombrello e siamo partiti pedalando in direzione Cesena centro.

Arrivati a destinazione ci aspettava un'altra sopresa: la cantinata nella sua versione primaverile si era evoluta, arrivando a comprendere un'area privé nel cortile interno. Di sotto invece era tutto come sempre: candele lungo le scale, tavolone su cui i cuochi approntavano bruschette, crostini coi funghi, piadina e affettati e, lungo il corridoio, un'altra tavola imbandita con torte salate, frittate, macedonia e chi più ne ha più ne metta.
Sopra un tavolino appositamente decorato faceva bella mostra di sè la scatola con fessura per le libere offerte.
Onde rispettare la cantinosa tradizione, la prima cosa che ho fatto è stata prendere un bicchiere di sangiovese e una bruschetta all'aglio (le dimensioni degli spicchi d'aglio che strofinano su quelle bruschette sono da film di fantascienza) e mi sono avviata in direzione privé. Giunta al quarto gradino sono inciampata (non so in cosa, nei miei piedi suppongo) e il contenuto del bicchiere ha formato un arco molto artistico, andando poi ad annaffiare il muro sulla mia sinistra.
Ne avevo combinata già una dopo i primi cinque minuti. Mi sono prostrata in scuse di fronte ai padroni di casa che con grande eleganza mi hanno fatto notare che il muro della cantina era già tutto massacrato (questo la Ciana) e che potevo passare a ridipingere con comodo il lunedì (questo Livio).

La serata è poi proseguita come da copione: chiacchiere, risate, e tentativi infruttuosi di sfuggire ai cuochi, già tutti parecchio allegri, che ogni volta che passavo lì davanti trovavano il modo di rifilarmi qualcosa da mangiare (il formaggio di fossa era da urlo).
In superficie, la zona privé era illuminata dalla luce del patio, la quale luce aveva un timer e quindi quando si spegneva si restava a chiacchierare al buio in attesa che qualche anima buona si alzasse per riaccenderla; in quegli intervalli di oscurità potevamo vedere una stellata assoluta sopra le nostre teste (mi par d'aver visto l'orsa maggiore), una visione meravigliosa che ci riempiva di speranza allontanando, seppur temporaneamente, la nostra spada di Damocle meteorologica.

Dopo essere stata sbeffeggiata ripetutamente per la mia goffaggine e aver ascoltato Manoni  e Mauri progettare di spargere la voce che, in preda ai fumi dell'alcol, avessi vomitato l'anima sul muro, ho deciso di annegare i dispiaceri in due dita di bianco che Livio stava cortesemente distribuendo; una decina di minuti dopo il padrone di casa è tornato per offrirci un altro bicchiere:
"Volete un po' di Albana?"
"No, grazie Livio, me l'hai data prima"
Sguardo depresso, occhio avvilito.
"Quello era Trebbiano"
E' sempre doloroso vedere le ferite che la propria totale ignoranza infligge a chi il vino lo conosce e lo ama. Io lo bevo soltanto.
La Cantinata offre anche l'occasione di far due chiacchiere con persone che magari vedi solo un paio di volte l'anno; di solito, dopo un introduttivo come stai? ci si informa su lavoro, famiglia, eventuali figli, fratelli ecc. In alcuni casi le cose prendono una direzione più, come dire, creativa: quest'anno dopo il come stai di rito mi son sentita chiedere "Come va con i capelli bianchi?" La Cantinata è anche questo.

A ora tarda si è aggiunto al gruppo anche Mohuro (dietro nostro invito), giusto in tempo per fare da testimone al momento clou della serata. A un cenno dei padroni di casa siamo scesi tutti in cantina, andandoci a sistemare nella sala più remota, dove mani sapienti hanno proceduto all'apertura della scatola nera e al conteggio delle offerte, sotto gli occhi vigili di una quindicina di testimoni. Ho scattato qualche foto per documentare l'evento e il successo dell'iniziativa che ha permesso di raccogliere ben 1139 euri. Ovviamente il documento con i conteggi e la cifra finale è stato controfirmato da tutti i presenti per motivi di trasparenza.

Si sa che quando si parla di eventi organizzati per beneficenza ci son sempre i soliti malfidati che se ne escono con commenti del tipo Eh, chissà che fine fanno quei soldi! probabilmente per giustificare il loro braccino corto che al portafogli proprio non ci arriva. In questo caso, un commento del genere causa nei veterani della cantinata smodata ilarità e sguardi di commiserazione; è infatti cosa risaputa che, dopo ogni cantinata, Livio procede al bonifico e ne conserva copia nel portafogli, mostrandola a chiunque incontri (che abbia partecipato alla cantinata  o meno) per i due mesi successivi a riprova della propria rettitudine (che per chi lo conosce non serve ma lui ci tiene e fa bene).

E in effetti due giorni dopo, il lunedì mattina, Mohuro ha raccontato a Rico di aver incontrato per le vie del centro "quel signore del padrone di casa dell'altra sera che mi ha salutato e mi ha fatto vedere la ricevuta del versamento".