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mercoledì 1 gennaio 2014

Calimero a Natale sugli anelli di Saturno

Sono le 18.45 e sono in salotto in attesa che passino a prendermi per andare al Pappafico: oggi è il D-day (per l'antefatto vedi La Genesi dei Biscotti). Nel corso dell'ultima settimana ho alternato momenti di panico (noncivadononcivadononcivado) a brevi momenti di panico (noncivadononcivadononcivado), tutti rientrati anche grazie alle parole confortanti di Farnedi: sarà una cosa divertente, pensa che siamo tra amici, è come una festa.
Il coro di ululati canini che si alza all'improvviso è più efficace di qualsiasi campanello, devono essere arrivate. La macchina mi aspetta col motore acceso, la Piraccini è al volante mentre nel posto del morto c'è la Gloria, fresca di laurea. Io mi sistemo dietro un po' intimidita, sul sedile di fianco a me c'è una Birkin bag e mi chiedo se devo accennare una riverenza, o magari baciare il manico, il galateo della it-bag ancora non mi è chiaro, cerco almeno di star seduta composta, sai mai...
Essendo il 23 di dicembre, l'invasione di lucine natalizie è ormai completa e il semplice tragitto Cesena-Cervia offre scorci a dir poco impressionanti, per me ci vedono dallo spazio.
Arriviamo al Pappafico mentre il gruppo sta finendo di sistemare gli strumenti, non senza qualche difficoltà (i musici sono in cinque e non c'è molto spazio) quindi in attesa che siano pronti ci sediamo intorno a un tavolo a far due chiacchiere. Dopo un po' Farnedi mi chiama per provare le DUE canzoni a cui parteciperò; sì, perché qualche giorno fa mi ha chiesto di cantare anche una canzone di Natale (si tratta in fondo del concerto natalizio), o meglio, LA canzone di Natale, quella sulla renna Rudolph che io adoro (vedi  l'ukulele con la barba bianca è una renna col naso rosso). Può sembrare assurdo ma cantare questa canzone da solista mi fa meno paura che cantare un coro ne "L'odore dei biscotti", immagino sia il fatto che la conosco bene e sento che potrei cantarla anche sotto un bombardamento, mentre l'altra è nuova nuova e ogni volta che provo sto benedetto coro, riuscire a farlo giusto è un po' un terno al lotto.
Tornando al presente, mi avvicino ai musici, sperando vivamente di non finire fulminata da uno dei millemila cavi che corrono per ogni dove e mi sistemo a destra di Gasperoni, il quale mi porge il suo microfono, peccato che questo emetta fischi assordanti ogni volta che sbatto le ciglia o respiro, l'unica posizione che sembra tollerare è quella in cui sono girata verso la cucina. Farnedi medita sul problema tecnico per qualche secondo, poi se ne esce con: se ti metti qui davanti il fischio non c'è di sicuro! Eh, certo, il gruppo sta dietro e io lì davanti da sola nella fossa dei leoni, ci manca solo l'occhio di bue, non credo proprio!
L'uomo pirulla un po' col mixer e mi fa dire cose al microfono poi proviamo la canzone dei biscotti. Giuro che per tutta la canzone non mi sono mai sentita, cioè, non è che il microfono fosse semplicemente spento, la sensazione era che ingoiasse la mia voce, io cantavo ma mi pareva di non produrre nessun suono, sembrava un episodio di Ai confini della realtà.
Altro pirullamento di manopole del mixer e poi proviamo Rudolph e alla fine il commento è: "ok, siamo a posto" A posto? Ma dove? Ma se non mi sento? Ma fai apposta?  Vedo che fa sul serio quindi me ne torno a sedere un po' dubbiosa ma comunque rincuorata dalla decisione che ho appena preso nella privacy della mia testa: se non sono sicura del coro taccio e riprendo appena possibile, a volte la migliore musica è il silenzio.
Una volta iniziato il concerto, il mio fragile equilibrio ha iniziato a dare segni di cedimento; forte del fatto che le mie canzoni erano piuttosto avanti sulla scaletta, riuscivo ancora a tenere a bada l'ansia ma la situazione degenerava rapidamente; forse riuscite a farvi un'idea del mio stato d'animo se vi confesso che la Piraccini aveva lasciato lì mezzo piatto di patatine fritte e io non l'ho neanche degnato di uno sguardo.
Quando Farnedi mi ha fatto cenno che era arrivato il mio turno mi sono alzata un po' a fatica (in questo caso a paralizzarmi non era tanto il panico quanto tutta quella gente ovunque che non riuscivi neanche a spostare la sedia per alzarti), aggrappandomi al pensiero che la prima canzone era Rudolph, ce la potevo fare.
Chi mi osservava mi ha poi raccontato che sembravo la versione, diciamo matura, di Calimero. Con il senno di poi avrei dovuto preparare un cartello con su scritto NON FATE DEL MALE ALLA MIA FAMIGLIA.
L'unica cosa che ricordo della canzone è che non sapevo dove guardare, c'era sempre della gente che mi fissava; fortunatamente il manipolo di amici presenti mi aveva portato una mascotte con cartello di supporto e la cosa mi ha molto confortato (e comunque il locale era imballato di gente, di scappare non se ne parlava...), ho cantato Rudolph dall'inizio alla fine e, vista la situazione, per me era già un successo...
Compiuta la prima erculea impresa mi sono accasciata sulla sedia tentando di non pensare che la vetta più alta era tutta da conquistare, in fondo mancavano ancora parecchie canzoni...
Presto, troppo presto, sono stata richiamata su ed è andato tutto come la volta prima: mi sono alzata, ho affiancato Gasperoni e afferrato il microfono. A quel punto e solo a quel punto Farnedi si è girato verso di me e senza un pensiero al mondo ha pronunciato le seguenti parole: "No, va là, Estrema torna a sederti, adesso facciamo venire su l'Eloisa Atti a cantare una canzone, tu canti dopo"
Mentre tornavo al tavolo il mio primo pensiero è stato: a l'ho da mazè*. La seconda riflessione era un po' più articolata: mi tocca andare su a cantare dopo che ha cantato l'Eloisa, a l'ho da mazè**
Pensavo di aver raggiunto la stratosfera dell'ansia quando l'uomo ha aggiunto: "Poi già che è venuta a trovarci, facciamo un pezzo anche con la Gloria Turrini"
A quel punto l'ansia poteva toccare gli anelli di Saturno.
Della parte dopo non ricordo molto, so solo che ho iniziato bene ma poi, non so come, a un certo punto non sapevo più dove mi trovavo e dalla mia bocca son venute fuori cose che voi umani...
Sono ristrisciata verso la mia sedia e mi sono accasciata lì come uno straccio bagnato, in un modo o piuttosto nell'altro, il dado era tratto.
Anche se il mio ultimo post su Stonehand è piuttosto recente, ho deciso di scrivere immediatamente il resoconto della serata onde mantenere un minimo di obiettività sulla faccenda; già quella sera Farnedi aveva cominciato a dire che in quel punto avevamo stonato tutti (Lolli no che non è capace), che ci aveva confuso lui attaccando con una nota diversa, insomma, a lasciarlo continuare avrebbe tentato di convincermi che io non c'entravo niente, che era tutta colpa sua, magari che era stato lui a insegnarmi le note sbagliate giorni prima...
Alla fine, guardando la cosa da una certa distanza, sono contenta; certo non è venuto un gran bel lavoro ma, nella lunga battaglia per sconfiggere il panico da canto in pubblico, ho assestato un buon colpo al nemico e poi non dicono forse che è la goccia che scava la roccia?


* Traduzione dal romagnolo all'italiano: lo devo uccidere.
** Per chi non avesse chiaro il motivo di tanta ansia è sufficiente pensare a come si sentirebbe se lo chiamassero, per una serie di coincidenze, a tirare rigori per intrattenere il pubblico nell'intervallo di una partita di serie A e, arrivato il suo turno, gli dicessero:" Aspetta un momento che prima facciamo tirare Francesco Totti e Rodrigo Palacio" (conosco solo questi due nomi qui, chiedo scusa agli appassionati).

P.S. Se volete sentire la canzone vera (lo dico soprattutto per chi era al Pappafico) cliccate qui
P.P.S. Questo articolo è stato scritto per la mia rubrica L'angolo dell'Estrema Riluttanza su Stonehand Express

sabato 29 dicembre 2012

Lo slalom della Volpe

Tempo fa ero su facebook che navigavo e mi son trovata davanti il link di un articolo sul femminicidio che stava scatenando enormi polemiche sul web e fuori; purtroppo questo articolo illuminato, comparso sul sito di Pontifex, non è più disponibile per la lettura, forse le troppe polemiche l'hanno sommerso.

Senza adesso entrare nei dettagli dell'articolo (che essendo scomparso non può più difendersi), vorrei presentarvi, a mero scopo di riflessione, un nuovo scenario che la mia fervida immaginazione ha appena partorito: immaginiamo un tempo futuro, una buia notte di dicembre in cui il Signor Volpe Bruno, autore dell'articolo in questione, mentre torna a casa in macchina viene sorpreso da una navicella spaziale e da essa rapito, come pare capiti a tanti di questi tempi. 
Gli alieni in questione sono turisti spaziali per i quali il nostro pianeta è come Roma per i giapponesi, son venuti a fare un giro, a rilassarsi e divertirsi.
Proprio a questo scopo decidono che il Sig. Volpe Bruno così com'è non gli piace e, grazie ai loro alieni macchinari, procedono a cambiargli sesso senza battere ciglio. Una volta terminata l'operazione, osservando il risultato, pur essendone soddisfatti, non lo sono abbastanza da voler portare a casa questo simpatico souvenir terrestre e quindi, sempre senza battere ciglio, scaricano la nuova arrivata Sig.ra Volpe Bruna a pochi metri dal luogo del rapimento per poi dirigersi verso Saturno, dove pare che l'ultima moda sia fare lo slalom tra gli anelli.
A questo punto la neonata signora torna a casa, comprensibilmente sconvolta dall'evento ma tutto sommato in  buona salute (la medicina aliena sa evidentemente il fatto suo); il problema si pone all'indomani, quando tenta di far capire al mondo che in realtà dentro la signora Bruna c'è lui, Bruno. Peccato che quella terza abbondante di reggiseno non deponga a suo favore. 
Una volta rassegnatasi al suo nuovo destino, per Volpe Bruna già Volpe Bruno si rende inevitabile un processo di adattamento alla nuova situazione e non è cosa facile: prima di tutto la signora dovrà smettere di credersi autosufficiente poiché, in quanto donna, questo la farebbe cadere nell'arroganza e, non essendo più geneticamente predisposta all'autosufficienza (boia gli alieni e il loro strano senso dell'umorismo), dovrà cercarsi un uomo che provveda a lei; ovvio che a questo scopo dovrà frequentare un corso di formazione per imparare a svolgere le faccende domestiche che, in quanto donna, saranno sua responsabilità.
Ci auguriamo che la signora sia particolarmente esigente nella scelta dei formatori perché la sua stessa sopravvivenza dipenderà dal fatto che la sua performance come donna delle pulizie, cuoca e bambinaia sia ineccepibile, in caso contrario suo marito potrebbe essere costretto a esagerare e, che ne so, ucciderla.
E non dimentichiamo che la nostra Volpe Bruna dovrà anche fare estrema attenzione a ciò che indossa quando mette piede fuori di casa perché, a seconda delle persone che incontrerà, qualcuno potrebbe trovare sconveniente il suo abbigliamento e trovarsi suo malgrado costretto a esagerare, cedendo ai propri comprensibili impulsi, magari stuprandola o uccidendola.
Le auguriamo sinceramente di farcela.

giovedì 8 dicembre 2011

Giove e Saturno uniti contro i punti neri

Eccomi di ritorno come promesso. Quello di oggi sarà un post/tutorial con consigli e suggerimenti dermatologici. Non posso prendermi il merito di cotanta chicca, essendo che sto vampirizzando un articolo di Glamour, numero di dicembre.
L'articolo in questione ci svela che il nostro benessere cutaneo è regolato da quattro pianeti: Luna, Marte Venere e Saturno quindi, sostanzialmente, prima di fare un peeling è meglio leggere l'oroscopo. In questo caso siamo molto fortunati perché con l'aiuto di un esperto di astrologia ci vengono suggeriti i momenti ideali per tutta una serie di procedure che porteranno la nostra pelle alle vette dello splendore cutaneo. Bando alle ciance, partiamo.

Gennaio - La partenza è in salita: il Sole in quadratura è ostile, quindi tocca intervenire sulla luminosità della pelle con peeling e pulizia profonda.
Febbraio - La posizione di Giove può causare sensazioni di gonfiore, meglio iniziare una cura drenante o dieta, possibilmente il giorno 21 (se il giorno 21 vi regalano dei ciccioli, sapete dove trovarmi).
Aprile - Il Sole torna a rompere gli zebedei (essendo in opposizione penalizza la luminosità cutanea), buttatevi su scrub e maschere rivitalizzanti come se non ci fosse un domani.
Giugno - Giove in Gemelli stimola una maggiore produzione di sebo (non credo di dover aggiungere altro).
Luglio - Stavolta il problema è Marte in Bilancia che determina una sensibilità cutanea (ma solo a partire dal giorno 4), per cui due mesi prima vi tocca iniziare a bombarvi con l'integratore di licopene (e non avete scuse, il programma ve lo danno adesso!)
Agosto - Dal 17 c'è la Luna Nuova, quindi la pelle trionfa (sarà mica stato tutto quel licopene?) e se la tira un casino.
Ottobre - I meno fortunati che hanno la pelle grassa vedranno un aumento dell'oleosità cutanea dovuto a sto fatto che Marte e Giove sono opposti; a quelli che hanno la pelle secca invece cadranno molti capelli causa le maledizioni scagliate contro di loro dagli invidiosi unti di cui sopra.
Novembre - La Luna Nuova del 13 è propizia per iniziare trattamenti antirughe, macchie, acne, couperose. Ringraziano le estetiste che probabilmente il 15 devono versare l'IVA.
Dicembre - L'opposizione di Venere a Giove segnala un eccesso di impurità a partire da dopo il 23 (chissà come mai?!)

Noterete che mancano alcuni mesi, sono quelli noiosi in cui il livello di assurdità era inferiore allo standard minimo accettabile.
Devo confessare che scrivere un articolo non è mai stato così facile.